LA FINALE DI CHAMPIONS LEAGUE

Sabato scorso, ospitando il derby madrileno allo stadio San Siro “Meazza” di Milano, l’Italia è diventata la nazione dove si è disputato il maggior numero di finali della competizione internazionale più importante del Vecchio Continente: 9 contro le 8 di Germania e Inghilterra.

L’ultima volta che “la coppa dalle grandi orecchie” era stata assegnata nel nostro Paese risaliva al 2009, quando teatro della partita decisiva fu lo stadio Olimpico di Roma. A contendersi il trofeo Barcellona e Manchester United, le cui rispettive stelle Messi e Cristiano Ronaldo non erano ancora gli eterni rivali che oggi si spartiscono record e Palloni d’Oro. Per trovarne un’altra giocata alla Scala del Calcio dobbiamo invece tornare indietro a Bayern Monaco-Valencia del maggio 2001. Quindici anni.

Anche allora mi sarebbe piaciuto esserci ma i biglietti, come sempre accade in questi casi, erano troppo pochi rispetto all’enorme richiesta, e complice anche una distribuzione tutt’altro che equa da parte dell’ente organizzatore erano finiti chissà come nelle mani di pochi eletti. Da parte mia ero troppo pigro per trovare canali alternativi. O forse non abbastanza “matto”…

Tre lustri dopo non potevo mancare. La data del 28/5/2016 fin dall’ufficializzazione della sede era segnata con un circoletto rosso sul mio calendario. In un modo o nell’altro, per fortuna, conoscenze, o compromessi, sarei stato sugli spalti ad assistere a un evento storico indipendentemente dai protagonisti in campo!

Quando il sorteggio della Uefa mi ha voltato le spalle e Roberto Beccantini, giornalista della Gazzetta dello Sport incontrato alla Hall of Fame durante un dibattito, ha deluso le mie speranze ho capito che avrei dovuto battere altre strade tutt’altro che agevoli. Il sottobosco del bagarinaggio on-line è popolato da soggetti poco raccomandabili, millantatori, falsari, pronti a speculare su una passione genuina pur di intascare una manciata di euro. Garanzie? Poco più di zero, ma io dovevo esserci! Google è stato il mio primo compagno di viaggio, aiutandomi a effettuare un’iniziale scrematura tra recensioni negative, metodi di pagamento stravaganti, siti chiusi dalle autorità e ogni genere di fregatura possibile e immaginabile nella quale non intendevo cadere. Dopo qualche giorno di tentativi vani mi sono finalmente imbattuto in Ticket Bis, che seppure ben lontano dall’unanimità dei consensi mi si è presentato con interlocutori in carne e ossa, sempre raggiungibili, e disposti a fornire risposte puntuali con spiegazioni dettagliate. Affidabili insomma, per quanto lo possano essere voci sconosciute all’altro capo della cornetta. L’agognato tagliando mi è stato consegnato tramite corriere espresso cinque giorni prima della partita, ma già da un po’ ne stavo monitorando il percorso attraverso il codice di tracciamento fornitomi all’atto della spedizione, quindi ero relativamente tranquillo.

Con l’avvicinarsi dell’evento la città è stata pervasa da un’atmosfera di festa mista a grande attesa: esattamente il motivo per cui ci tenevo a viverlo in prima persona. Esibizioni della Coppa al pubblico, aree tematiche destinate ai tifosi che cominciavano ad arrivare sempre più numerosi, iniziative degli sponsor con la partecipazione di vecchie glorie… I manifesti appesi ai muri, le pubblicità sulle fiancate dei mezzi pubblici, fino al rivestimento delle torri all’esterno dello stadio: Milano non era più una metropoli come tante; era la città della finale. La parziale limitazione del traffico automobilistico nelle zone limitrofe all’impianto, decretata per i soliti fantomatici “motivi di ordine pubblico” è stata solo un piccolo dazio da pagare in cambio del godimento nel quale mi sarei di lì a poco immerso. Il giorno della partita splendeva un sole estivo, forse il primo dell’anno, e già nel pomeriggio sono uscito di casa in bicicletta per assaporare insieme agli amici e alle due tifoserie ormai al completo le ultime ore prima che la tranche agonistica e l’adrenalina diventassero padrone assolute della scena. Le due ore e un quarto trascorse al secondo anello blu in attesa del fischio d’inizio sono letteralmente volate come raramente mi era capitato, tra fotografie da riguardare e tramandare ai posteri a testimonianza che “io c’ero”, e conversazioni in spagnolo improvvisato per aiutare da buon “padrone di casa” il pubblico giunto dalla sponda biancorossa di Madrid a trovare il suo seggiolino, o semplicemente per condividere quelle emozioni da me ben conosciute e stavolta provate solo di riflesso nell’inedito ruolo di spettatore neutrale. In realtà mi trovo nella Curva “sbagliata” visto che le mie simpatie sono rivolte al Real Madrid, ma nell’occasione si tratta di un banale dettaglio. Ciò che conta è che sono lì. Lì dove desideravo essere. L’ho fortemente voluto e ci sono! Certo magari dovrò trattenere eventuali esultanze, ma rispetto ai miei vicini di posto ho un vantaggio non trascurabile: per me non è importante chi vincerà, ciò che conta è essere invitato alla festa!

L’altoparlante annuncia le formazioni, le due Curve si colorano delle rispettive coreografie, il palco della cerimonia di apertura viene rapidamente smontato. L’arbitro fischia, si comincia. Dopo appena un quarto d’ora sono le Merengues a passare in vantaggio grazie a Sergio Ramos, autentica bestia nera dei Colchoneros dopo il pareggio a tempo scaduto che due anni fa aveva spianato la strada alla rimonta nella finale di Lisbona. Sarà che nonostante l’enorme importanza è un “gollonzo”, sarà che io sono dall’altra parte dello stadio, fatto sta che ho la sensazione che l’esultanza dei tifosi del Real sia abbastanza contenuta, quasi incredula. Il primo tempo scorre veloce senza particolari sussulti, ma il bello deve ancora venire. Nella ripresa succede di tutto. La musica cambia fin dai primissimi minuti, con l’Atletico, sostenuto dai cori incessanti del suo caldissimo e fedelissimo pubblico, che prende in mano le redini del gioco dimostrando di saper anche costruire oltre che chiudersi strenuamente in difesa. Neanche il clamoroso errore di Griezmann, che scarica sulla traversa il rigore del possibile 1-1, placa la furia biancorossa e dopo due nitidi contropiedi con cui Benzema e Cristiano Ronaldo falliscono il colpo del ko, la più classica delle regole non scritte del calcio fa valere la sua legge: gol sbagliato, gol subìto. A poco più di dieci minuti dalla fine è il neo entrato Carrasco a rimettere in parità le sorti dell’incontro, per poi lasciarsi andare a un’esultanza tanto romantica quanto insolita. Nei successivi quaranta minuti, compresa la mezz’ora di supplementari, il risultato non si sblocca. Un derby, una finale di Coppa dei Campioni, deciso dagli undici metri. Mentre nel cerchio di centrocampo gli allenatori scelgono i loro rigoristi il mio cuore accelera, e non oso neanche immaginare cosa stanno provando i tifosi delle due squadre. Da infarto! “Chi uscirà sconfitto non si riprenderà più”, penso tra me e me.

I protagonisti scelti dal destino per entrare nella storia dalle due opposte estremità sono il numero 20 biancorosso Juanfran che calcia sul palo alla destra del portiere il quarto penalty della sua squadra, e l’uomo in assoluto più atteso: Cristiano Ronaldo, il quale dopo una serata a dir poco anonima spiazza il portiere avversario regalando al Real Madrid la “undecima” Coppa dei Campioni della sua leggendaria epopea. Un risultato questo che consente a Milano di mantenere il primato di unica città a poter vantare due squadre Campioni d’Europa. Sarebbe stato un peccato perderlo proprio nel nostro stadio. E mentre io ragiono sulla statistica, neanche mi accorgo di venire catapultato in una dimensione parallela. Sì, perché solo al di fuori dalla realtà 20-30mila cuori affranti dalla più bruciante delle sconfitte intonerebbero cori orgogliosi applaudendo a scena aperta i loro beniamini che, in lacrime e con la medaglia di consolazione stretta in mano, chiedono scusa sotto la Curva. Nell’altra metà campo, intanto, suonano le note di “Hala Madrid!” e si scatena la prima parte della festa dei neo Campioni d’Europa. Il seguito si svolgerà ventiquattr’ore dopo allo stadio Bernabeu.

Magie di una finale. Che non sarebbe stata la stessa senza di me!

Biglietto finale Champions League.jpg

Andrea, Paula, Matteo, Cristiano sotto la Coppa gigante.JPG

Cristiano al 'Meazza' (finale di Champions League) 01.JPG

Cerimonia di apertura 03 con stemmi.JPG

 

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