L’ITALIA NON VI PIANGE!

E’ trascorsa quasi una settimana da quando un commando di terroristi islamici strafatti di droghe psicogene, rappresentanti del famigerato Isis, hanno portato a termine la loro folle azione omicida uccidendo a colpi di kalashnikov 129 persone, fino a qualche ora prima ignare della fine a cui stavano andando incontro recandosi al teatro Bataclan di Parigi per assistere a un concerto. La loro colpa? Essersi trovate al posto sbagliato nel momento sbagliato.

A poche centinaia di metri dal luogo della strage, allo Stade de France, si stava giocando l’amichevole tra la Nazionale transalpina e la Germania Campione del Mondo quando, sul risultato di 0-0, un boato ha scosso pubblico e giocatori. Non era l’esultanza per un gol a cui tutti siamo abituati, bensì lo scoppio di una bomba con cui un kamikaze a cui era stato negato l’accesso all’impianto si era fatto saltare in aria in mezzo alla strada. La partita é regolarmente terminata con il successo dei padroni di casa per 2-0 ma alla fine gli spettatori, anziché uscire e tornare a casa, sono stati fatti defluire sul terreno di gioco. Fuori la situazione era caotica e non sarebbe stato prudente nè opportuno creare ulteriore panico.

Nei giorni successivi le manifestazioni di solidarietà si sono sprecate. Bandiere a mezz’asta in segno di lutto, profili facebook colorati di rosso-bianco-blu, minuti di silenzio in ogni occasione, la Marsigliese suonata su tutti i campi della Serie B prima della giornata di campionato.

In questa disgustosa e vomitevole gara di ipocrisia e buonismo, alimentata dal “politicamente corretto” ad ogni costo, sembra che tutti si siano dimenticati dell’uno-due firmato da Platini e Stopyra a Messico ’86, del rigore di Di Biagio respinto dalla traversa a Francia ’98, del pareggio a tempo scaduto di Wiltord e del golden gol di Trezeguet nella finale di Euro 2000. Due Mondiali e un Europeo abbiamo perso contro i transalpini! In quei momenti a noi si stringeva il cuore e faticavamo a capacitarci di come il nostro urlo ci fosse stato ricacciato in gola proprio quando era già pronto a esplodere. Loro festeggiavano sui Campi Elisi…

Nove anni fa finalmente é toccato a noi a esultare. Il colpo di testa di Materazzi, trascinato in cielo dall’anima di sua mamma prematuramente scomparsa per riequilibrare il risultato dopo l’ingiusto vantaggio siglato da Zidane (ironia della sorte maghrebino e di famiglia musulmana), e il penalty decisivo di Fabio Grosso ci hanno regalato un’emozione che ci resterà dentro per sempre. Chi di traversa ferisce, di traversa perisce… vero Trezeguet? Chiamasi legge del contrappasso, o semplicemente dello sport.

Negli Anni Sessanta Lucio Dalla ci ricordava che “bisogna saper perdere“. Già, lui però é italiano. Loro no. Loro anziché accettare la sconfitta in dignitoso e rassegnato silenzio, applaudendo i vincitori e abbassando la testa, hanno eletto il loro numero dieci a vittima innocente di una provocazione vigliacca perpetrata da un avversario non all’altezza. E pazienza se la testata ricevuta da quest’ultimo era stata così violenta e inaspettata da fargli rischiare la vita. Pretendevano le NOSTRE scuse!

Due mesi dopo le due Nazionali si trovarono nuovamente faccia-a-faccia, stavolta in una partita valida per il girone di qualificazione a Euro 2008. Teatro della sfida lo Stade de France, lo stesso sfiorato dal recente attentato, occupato in quell’occasione da ottantamila spettatori ancora col dente avvelenato e i bruciori di stomaco che non hanno esitato a vilipendere coi loro fischi assordanti l’Inno di Mameli, e con esso il nostro popolo, la nostra bandiera e la nostra storia.

Questi sono i francesi. Gli stessi che fingono di non capire se osiamo esprimerci in un idioma diverso dal loro (compreso l’inglese, adottato in tutto il mondo come lingua internazionale), gli stessi che pur essendoci inferiori in tutto (vini, donne, moda, formaggi) ci guardano dall’alto in basso con la puzza sotto il naso. Probabilmente quella che loro stessi emanano per carenza di igiene intima, del resto senza bidet… Questa é la gente per cui da giorni stiamo (plurale majestatis, io no di certo!) versando fiumi di lacrime virtuali, e addirittura discutendo se sia il caso di inviare le nostre forze armate a dare loro manforte nei bombardamenti in Medio Oriente. Come se fosse un problema nostro se loro sono così fessi da lasciarsi attaccare due volte in dieci mesi a casa propria! Ma per caso quando L’Aquila é stata rasa al suolo dal terremoto del 2009 qualcuno a ovest di Ventimiglia si é preoccupato dei morti rimasti sotto le macerie? E perché mai avrebbero dovuto? Dopo tutto in quel caso si trattava “solo” di italiani…

La vita é una ruota, “cari amici” rosiconi d’oltralpe, e a questo giro sta a voi piangere i vostri morti e ricostruire la vostra città. Io vi guardo seduto sulla riva del fiume.

 

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