NON E’ VERO, MA… COMINCIO A CREDERCI

Un anno si compone di 365 giorni, questo lo sappiamo tutti. Senonchè il tempo di rivoluzione del pianeta Terra intorno al suo asse non è così preciso come servirebbe a chi compila i calendari a cui siamo abituati. Per l’esattezza dura circa 6 ore in più e ciò impone, per mantenere il calendario allineato con le stagioni, di aggiungere, ogni quattro anni (con esclusione dei secoli “tondi”, per esempio il Duemila), un giorno al mese di febbraio, dando così luogo a quello normalmente conosciuto come “anno bisestile”.

Secondo una credenza popolare, vecchia di non so quanti secoli e dovuta probabilmente alla paura che da sempre incute nelle persone qualunque aspetto sfugga alla normalità, è nato il proverbio “Anno bisesto, anno funesto“, a indicare inequivocabilmente le sventure che tali anni porterebbero con sè.

Essi a me sono sempre rimasti impressi non tanto per questioni astronomiche, bensì in quanto si disputano i Giochi Olimpici e i Campionati Europei di calcio, e proprio a quest’ultima manifestazione sono legati alcuni episodi che, ripensati col senno pessimistico di poi, aprono una breccia nel mio pragnatismo inducendomi a credere che forse non si tratta di semplice superstizione.

L’esito beffardo della finale Italia-Francia disputata a Rotterdam il 2/7/2000, allorquando i transalpini scipparono nei minuti di recupero alla Nazionale azzurra guidata da Dino Zoff un titolo già vinto, è stata “solo” una delusione sportiva, sebbene la più cocente nella mia carriera di tifoso. In sèguito sarebbe successo ben di peggio…

Nel 2004 mi sono recato in Portogallo, acquistando un pacchetto completo che comprendeva il viaggio andata e ritorno e le prime due partite degli Azzurri (0-0 all’esordio contro la Danimarca e 1-1 contro la Svezia, presupposto dell’eliminazione al primo turno sancita dall’inutile vittoria contro la Bulgaria, vissuta in diretta televisiva al mio rientro in Italia). Già da qualche settimana accusavo un dolore all’attaccatura della gamba sinistra e una volta tornato in Patria, considerato anche il graduale ma costante peggioramento, ho voluto vederci chiaro iniziando un iter diagnostico lungo un anno e mezzo che purtroppo non ha prodotto alcun risultato nè tantomeno una cura. Pur non essendo completamente guarito ora sto meglio, anche se ho dovuto smettere prematuramente di giocare a calcio e andare in bicicletta, ma soprattutto non ho mai saputo quale fosse l’origine del mio malessere.

Ripresomi da questa difficile esperienza, ho cominciato a progettare la mia “rivincita” in occasione di Austria & Svizzera 2008: trasferta completamente “fai da te” stavolta, dall’acquisto dei biglietti (a prezzi da gioielleria, visti i canali non ufficiali a cui mi sono dovuto rivolgere) fino alla sistemazione. Il tutto si è concluso con centinaia di chilometri macinati in giro per l’Europa anche a causa del mio navigatore non aggiornato, svariate notti passate in auto visto il tutto esaurito di alberghi e pensioni, un’eliminazione ai rigori nei quarti di finale, e soprattutto la traumatica rottura con la mia amica Anna23, così fredda e crudele da ignorare i miei messaggi d’amore non degnandomi neanche di una risposta, e poi sparire completamente dalla mia vita senza nemmeno spiegarmene il motivo.

E veniamo ai giorni nostri: Euro 2012. La Nazionale “multietnica” di mister Prandelli mi coinvolge assai meno delle precedenti, ma quando si arriva in finale la speranza di mettere in bacheca una Coppa che entrerebbe nella storia indipendentemente dalle origini di chi ha contribuito a conquistarla diventa molto forte. Invece un’altra sconfitta, stavolta nettissima e strameritata: Spagna 4, Italia 0. Vissuta in terra neutra: Tanzania, dove ero andato carico di buoni propositi per riconquistare definitivamente il cuore di Francesca, la mia ex ragazza che da qualche tempo sentivo meno coinvolta nei miei confronti. Proprio la sua vicinanza e il rinnovato affetto che mi ha dimostrato per tutti i diciotto giorni della mia permanenza hanno fatto sì che superassi l’umiliazione calcistica praticamente indenne. Purtroppo, però, si è rivelata solo un’illusione durata poche settimane: dopo neanche un mese dal mio rientro a casa, nel quale tutto sembrava procedere per il meglio tra lunghe videochiamate intercontinentali e progetti per trascorrere le vacanze insieme, lei ha deciso improvvisamente che “non ero l’uomo giusto” e a nulla sono serviti i miei tentativi di capire cosa avessi sbagliato, i miei pianti per farla tornare sui suoi passi, la mia disperazione dettata dall’impotenza di chi perde proprio sul più bello la donna amata a distanza di migliaia di chilometri. Adesso è felicemente fidanzata con un ragazzo tanzaniano disoccupato che frequenta l’ultimo anno di università, e aspetta un bambino da lui. L’ho vista per qualche ora undici giorni fa, dopodomani ripartirà per l’Africa e le nostre strade si divideranno per sempre.

Devo cercare di superare in fretta questa ennesima mazzata, perchè tanto lo so che nel 2016 me ne capiterà un’altra. Ho paura di immaginare cosa…

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