COME UNA FINALE

Oggi, con la partita Cechia-Portogallo, iniziano i quarti di finale di Euro 2012; domenica toccherà all’Italia, per un confronto inedito nella fase finale di un Europeo, contro l’Inghilterra alla caccia del suo primo alloro continentale. Poi ci saranno le semifinali e l’1 luglio la finalissima che designerà l’erede della Spagna nell’albo d’oro della manifestazione.

Un evento al quale non potrò assistere, perché per me il tabellone prevede un’unica sfida, decisiva, lunga diciotto giorni, il cui fischio d’inizio è previsto alle 23:10 di giovedì 28 giugno, quando il mio volo proveniente da Nairobi toccherà la pista dell’aereoporto Arusha Kilimanjaro.

Eh, già, giocherò in trasferta su un campo che conosco poco, contro un rivale più grande di me in tutti i sensi. Ma in palio c’è Francesca e in questo match dovrò dare tutto me stesso. In realtà quello che mi aspetta si può dire che sia solo il secondo tempo di una partita iniziata subito bene poco più di due anni orsono, condotta sulle ali di un rassicurante vantaggio fino a pochi mesi fa e improvvisamente complicatasi col ritorno prepotente di un avversario fino ad allora estremamente arrendevole, ma capace di risvegliarsi al punto di ribaltare il risultato praticamente senza che me ne accorgessi e potessi reagire. Ora le lancette del cronometro scorrono impietose e in panchina l’allenatore è costretto a valutare anche le scelte più azzardate, nella speranza di essere abbastanza lucido per operare quelle giuste. Gettato ingenuamente alle ortiche il vantaggio iniziale, ora una sola mossa errata potrebbe rivelarsi fatale.

La possibilità di una cocente sconfitta esiste, ne sono consapevole, ma dopo tutto la storia del calcio, come quella della vita di cui questo sport è una grande metafora, è piena di risultati a sorpresa conquistati in poco tempo quando ormai nessuno ci sperava più. Dal famosissimo Manchester United-Bayern Monaco, finale di Champions League 1999, con gli inglesi capaci di passare negli ultimi due minuti dallo 0-1 al 2-1, al folle epilogo dell’ultima Premier League in cui l’ “altra Manchester”, il City di Balotelli e Mancini, ha ripreso per i capelli un titolo apparentemente sfumato realizzando due reti nei minuti di recupero, passando attraverso la beffa beffarda di Francia-Italia a Euro 2000, quando Wiltord pareggiò al 93° il vantaggio di Delvecchio prima che 3Seghe spezzasse i sogni di gloria azzurri col suo golden gol, al sempre attuale (e godurioso per noi interisti!) 3-1, 3-2, 3-3 di Milan-Liverpool del 25 maggio 2005: questi devono essere i miei esempi (purtroppo sì, anche quello degli odiatissimi rosiconi d’oltralpe) per raggiungere l’obiettivo che mi sono prefissato.

United, Nazionale Francese, Liverpool, e City hanno un minimo comune denominatore: erano tutte grandi squadre. Ecco, anch’io penso di essere una “grande squadra”. Ora non mi resta che dimostrarlo sul campo.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in La mia vita, Sport, Storie d'amore e relazioni e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...