CINQUE PARTITE IN SETTE GIORNI

E’ davvero strana questa seconda stagione di “sciopero del tifo”, diversissima dal 2009/10.

Allora è stato tutto molto più lineare: mi sono abbonato al Monza, poi ho fissato un calendario di trasferte dell’Inter per me particolarmente significative, e l’ho rispettato aggiungendone solo altre due per le quali si era presentata un’occasione difficile da rifiutare. Il “Meazza” l’ho visto solo in occasione dei miei periodici “pellegrinaggi” e del triangolare benefico con in campo i personaggi televisivi, andato in scena all’indomani dell’ultima giornata di campionato.

Quest’anno, invece, sebbene le premesse che mi avevano consigliato la scelta, e di conseguenza le intenzioni, fossero più o meno le stesse, la realtà si sta rivelando un pochino diversa. Tanto per cominciare la simpatia nei confronti del Novara nata con la frequentazione di Francesca, nonostante la storia travagliata tra me e lei (di cui proprio oggi ricorre il primo “lasciversario“), e la classifica che di settimana in settimana si fa sempre più drammatica, non si è spenta ma è anzi aumentata al punto che anche oggi, dopo l’ennesima sconfitta e l’ultimo posto solitario, continuo a sperare irrazionalmente in una salvezza ai limiti dell’impossibile. E poi c’è Giulio, il più storico ed eccentrico dei miei amici che, ormai da quasi un anno impegnato in uno dei traslochi evidentemente più difficili dai tempi in cui l’uomo abitava le caverne, ha più volte rinunciato al suo abbonamento dandomi così la possibilità di scroccare le partite dell’Inter senza che dalle mie tasche esca un centesimo destinato alle casse dello Sfigato meglio noto come Massimo Moratti.

Partendo da qui, e ripercorrendo l’ultima settimana, mi accorgo di aver girato tre stadi assistendo a cinque partite valevoli per tre diverse manifestazioni.

Si comincia secondo programma con Monza-Reggiana, nel gelido deserto del Brianteo, dove Iacopino & C. rimediano uno 0-2 casalingo che porta a nove i turni consecutivi senza vittorie, lasciando i biancorossi in piena zona playout.

Tre giorni dopo è la volta degli ottavi della Coppa Italia, spezzettata come di consueto e incastrata nei periodi più assurdi e meno indicati per giocare e guardare il calcio. Negli ottavi di finale, però, entrano in scena le grandi, quelle che hanno concluso la passata stagione ai primi posti, e complici anche i prezzi più che stracciati imposti nel tentativo (per lo più vano) di attirare un pubblico non dico numeroso, ma almeno presentabile (o per meglio dire “inquadrabile”, visto che i registi della Rai ordinano ai loro cameramen di non fissarsi sugli spalti semivuoti), sfidando la temperatura sotto lo zero del gennaio milanese, ho deciso di concedermi una serata allo stadio. Si giocava Milan-Novara, e anche se il mio compagno di avventura Gallo si è lasciato spaventare dai rigori invernali dando forfait a sette ore dal fischio d’inizio, chi se ne importa? Due giubbotti con cappuccio uno sopra l’altro, e via: destinazione secondo anello verde, poi tramutatosi in un inaspettato ma quanto mai gradito primo anello arancio, con tanto di seggiolini rivestiti.

Purtroppo sulla stoffa è riportato lo stemma dei rossoneri, e qui la tentazione di mollarci sopra qualche renza è stata troppo forte per poterla reprimere! Sfortunatamente l’illusorio calcio di punizione con cui Radovanovic pareggia in zona Cesarini le sorti dell’incontro è solo il preludio a una mezz’ora supplementare di freddo, ma proprio quando gli acciacchi di Merkel e Pato cominciano a farmi sperare nel colpaccio, il “Papero” realizza la rete del definitivo 2-1 che spedisce il Milan ai quarti e il Novara a casa.

Devo ammettere che, realisticamente, me lo aspettavo, ma soprattutto non c’è tempo per rammaricarsi. Siamo già a giovedì, e sul campo della Scala del Calcio si esibisce la parte nobile di Milano, quella sempre in serie A da 104 anni per intenderci. Inter-Genoa è la replica della sfida di un anno fa. Stesso campo, stesso turno e visto come si è conclusa la manifestazione lo scorso 29/5 gli auspici sono i migliori possibili. La serata fredda, anche se non polare come la precedente, suggerisce a Giulio di starsene comodamente a casa seguendo la diretta televisiva, e io così mi ritrovo nel primo anello blu, proprio dietro la porta dove il giovane ex sampdoriano Andrea Poli in apertura di secondo tempo finalizza uno splendido triangolo volante con Obi, raddoppiando e mettendo al sicuro il risultato dopo il vantaggio conseguito nella prima frazione da Maicon con un esterno destro di rara bellezza. Quando Birsa accorcia le distanze per i Grifoni è troppo tardi anche solo per preoccuparsi. Inter qualificata e c’è anche tempo per una foto ricordo con il lucano-bolognese Angelo, conosciuto anche col nickname Boston George #24, col quale ho più volte battagliato scherzosamente sul forum dei FantaLakers.

Passano due giorni ed eccoci al “Silvio Piola” di Novara per la replica, a campi invertiti, della sfida di Coppa tra i Campioni d’Italia in carica e la matricola piemontese tristemente impegnata in una difficile rincorsa alla salvezza. Purtroppo, però, nemmeno San Gaudenzio, patrono della città di cui proprio ieri si celebrava la festa, invocato dal pubblico di casa per “salvarci dal diavolo“, come recitava uno striscione esposto in tribuna, può nulla contro la fin troppo netta superiorità tecnica rossonera. E così il diavolo si materializza con le fattezze di Ibrahimovic e Robinho, autori delle tre reti a cui mi ritrovo ad assistere (beffa delle beffe!) dalla Curva milanista, unico settore nel quale io e il papà di Francesca abbiamo trovato i biglietti.

Esperienza assolutamente da non ripetere; l’unico aspetto positivo è che, pur circondati dagli Ultras della Milano che retrocede, siamo riusciti a non vomitare l’ottimo pranzo consumato poche ore prima.

Sulla via del ritorno, non so esattamente perchè, forse per risparmiare sul pedaggio o forse per prolungare una giornata comunque piacevole, decido di non prendere l’autostrada bensì la Statale. Sto guidando tranquillamente, assistito dal mio fido navigatore, quando ricevo una telefonata di Giulio. Iniziamo parlando del più e del meno, poi a un certo punto, lo sento rivolgersi a suo papà: “Non so, andrò a vederla in qualche locale…“. Ovviamente si riferisce al posticipo Inter-Lazio e io, che due giorni prima mi ero precipitato sotto il suo ufficio per restituirgli l’abbonamento, lo rimprovero: “Cazzo, se me lo dicevi prima me lo tenevo e stasera andavo io!“.

Niente da fare, è stata una decisione dell’ultimo momento, però Giulio me la butta lì: “Abbiategrasso – dove si è da poco trasferito – non è molto lontano da Novara…“. Chiedo conferma al Tom Tom: è vero, infatti in quel momento mi trovavo ad appena 14 km da casa sua. Stavolta la decisione estemporanea l’ho presa io: “Sto arrivando, tra venti minuti sono lì“.

Puntuale come il destino mi presento all’appuntamento. Quando leggo sul citofono la scritta “Marzorati” ho un flash, ma è un semplice caso di omonimia. Cerco il cognome giusto e schiaccio il pulsante. Giulio scende imbacuccatissimo, dà due colpi di tosse, mi passa la tessera attraverso il cancello e mi saluta chiudendo dietro di sè la porta a vetri dell’atrio. Sono in anticipo clamoroso, ma purtroppo Pigi non è nelle migliori condizioni. Peccato, lui abita vicino allo stadio e mi sarebbe piaciuto passare a casa sua e attendere lì l’orario d’inizio della partita. Vabbè, pazienza, mi fermo in un bar a mangiare e poi mi incammino verso i cancelli. L’ultimo ostacolo è il varco di prefiltraggio. C’è il rischio che mi chiedano i documenti, scoprendo così che non sono il titolare dell’abbonamento, ma anche stavolta va tutto liscio: senza il tanto decantato cambio nominativo, la tessera non viene disattivata e dunque posso finalmente raggiungere il “mio” posto al secondo anello rosso.

Come un dejavù, ancora una volta come lo scorso anno, durante Inter-Lazio sono distratto da pensieri fantacalcistici. I biancocelesti Marchetti, Klose e Biava fanno parte della mia squadra, capolista della lega, la qual cosa mi crea qualche conflitto d’interesse col mio cuore nerazzurro. Fino a un certo punto, però, perchè poco dopo il fischio d’inizio Francesca mi conferma via sms che il mio avversario giocherà con un uomo in meno, quindi salvo catastrofi la vittoria è in cassaforte. E allora forza Inter, andiamoci a prendere ‘sti tre punti!

Detto e fatto: Milito e Pazzini rimontano il vantaggio laziale di Rocchi, 2-1 per noi e tutti a casa. Me compreso, visto che ero in giro da circa dieci ore, ma per una giornata così ne è valsa sicuramente la pena. Ora non mi resta che augurarmi che il trasloco di Giulio duri almeno fino al termine della stagione…

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