(EX) DERBY D’ITALIA A SORPRESA

Un’altra SuperCoppa giocata (e persa) in Cina.
Un ritiro estivo blindato dove avvicinare i giocatori era più difficile che ottenere un’udienza privata col Papa.
Un’altra folle cessione del nostro miglior fuoriclasse per una manciata di euro.

E di conseguenza un altro anno lontano da una squadra che sento sempre meno “mia”. Sciopero del tifo, stavolta ancora più netto rispetto a quello della stagione 2009/10: unica eccezione Novara-Inter, doveroso omaggio ai concittadini di Francesca appena tornati in serie A.

Questo, almeno, era ciò che credevo…

Tre giorni fa ho passato il sabato proprio con lei: siamo stati al Billa per scambiare le figurine dei Puffi, abbiamo pranzato a casa sua e dopo ci siamo trasferiti da sua sorella dove, mentre lei cucinava i dolci per la vendita benefica domenicale e per la festa di Halloween, io cercavo di insegnare alla nipotina Beatrice le regole fondamentali del calcio e della pallavolo. Con poco successo, in realtà… sarà forse perchè ha un anno e mezzo e deve ancora imparare a parlare?
Ultimata la preparazione, rimessa in ordine alla bell’è meglio la cucina e salutate le padrone di casa grandi e piccole, sono salito in auto pensando a una tranquilla serata davanti alla televisione. Prima ancora di mettere in moto, però, ho telefonato a Pigi per discutere di alcuni aspetti lavorativi. Ed è stato in quel momento che i miei progetti a breve termine hanno cominciato a essere piacevolmente sconvolti.

– “Dove siete tu e Francesca?
– “Lei ha appena finito di preparare una torta, e io sto partendo per tornare a Milano
– “Ah, peccato perchè mi avanzavano due abbonamenti per questa sera“.

Ora, chiariamo per i meno informàti che “questa sera” non era una sera qualsiasi: era sabato 29 ottobre, il giorno di Inter-Juventus!
Già, peccato che, quando istintivamente ho guardato l’orologio, ho realizzato di avere poco più di un’ora per percorrere 55 chilometri, parcheggiare, ritirare la tessera dai miei amici dell’ufficio stampa e raggiungere la tribuna. Impossibile, ma anzichè su “Base” ho impostato il navigatore su uno dei “Preferiti” salvati in memoria: “Stadio MI”.
Dopo tutto tentare non nuoce; magari non avrei incontrato traffico… magari avrei trovato parcheggio proprio davanti al “Meazza”… magari la partita sarebbe iniziata con qualche minuto di ritardo…

Con questi pensieri in testa, il piede sull’accelleratore, un occhio all’orologio, uno al navigatore e un altro alla strada (ooops, ne ho contati 3… vabbè, era per rendere l’idea) arrivo al casello: 20:33. Dodici minuti al fischio d’inizio; no, non ce la farò mai.
Mando un sms a Pigi ringraziandolo comunque per l’invito, lo inoltro quasi identico a Francesca per informarla dei miei spostamenti, e ri-programmo il TomTom, stavolta col mio indirizzo di casa. Seguo meccanicamente le indicazioni con la testa da tutt’altra parte. So di avere fatto tutto il possibile, tuttavia non riesco a credere che sto rinunciando ad assistere gratis all’ (ex) Derby d’Italia… Maledizione, se solo l’avessi saputo prima!
Arrivo a un bivio. La voce sintetica mi suggerisce di svoltare a sinistra. Prima di attraversare l’incrocio guardo da entrambi i lati, e dalla parte opposta vedo stagliarsi inconfondibile la sagoma del mio stadio illuminato a giorno, pronto ad accogliere gli attori della grande sfida.
Uno sguardo allo specchietto retrovisore: dietro di me non c’è nessuno. Freccia a destra, ci riprovo!
I minuti scorrono veloci, “Ormai sarà già iniziata” – penso – ma non mi fermo. Parcheggio selvaggio su un passo carraio davanti all’ippodromo. Mi stringo più che posso contro un’altra macchina il cui proprietario ha avuto la mia stessa idea, ma tanto i cavalli mica escono al sabato sera!
Corsa a rotta di collo verso il cancello 8. Col poco fiato che mi avanza chiedo al mio amico se ha una tessera per me. Guarda tra le sue carte e mi risponde: “No“, ma proprio mentre mi si sta gelando il sangue nelle vene, telefona a un collega e mi invita a seguirlo. Entra in una porta a vetri, dicendomi di aspettarlo lì. Non posso fare altro, ma intanto, sopra di me, rimbombano i “rumori di fondo”: cori, applausi, poi un urlo…
Ecco, lo sapevo, hanno segnato e io sono ancora fuori“.
No, un attimo, il boato si strozza prendendo le forme di un “Noooooooooo!!!!!” pronunciato all’unisono da 70.000 persone. Lo riconosco, è il segnale inconfondibile di un gol fallito per un soffio.
Eccolo finalmente, il mio amico è tornato. In mano non ha nessun abbonamento, ma un biglietto da addetto ai lavori. “Servizio senza posto”, c’è scritto. Va bene lo stesso!
Gli strappo quasi dalle mani il preziosissimo tagliando, lo ringrazio e lo saluto frettolosamente mentre mi sto già allontanando di corsa verso le scale. Due, tre gradini per volta, i muscoli delle gambe cominciano a bruciare, il cuore pompa sempre più forte, ma ormai sono in cima: secondo anello rosso, davanti a me si apre la visione del campo. Uno sguardo al tabellone: Inter 0 – Juventus 0. Bene, ce l’ho fatta!
Passano due minuti e Vucinic porta in vantaggio i bianconeri, poi pareggia Maicon e Marchisio, sempre nel primo tempo, fissa il definitivo 2-1 per i gobbacci.
Abbiamo perso, ma chissenefrega, tanto questa non è più la mia Inter. Il “Meazza” di San Siro, invece, è sempre il mio stadio e anche se ormai  lo porto con me ovunque, tornarci è sempre un’emozione straordinaria!

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