PINZOLO 2011: MA “RITIRATEVI”, VA’…

Vediamo, da dove cominciare per descrivere la presa per il culo perpetrata ai danni di migliaia di persone?

Dalle date del ritiro, cambiate tre volte in meno di due mesi?

Dal numero chiuso per entrare al campo di allenamento?

Dalle sedute mattutine a porte chiuse?

Dai 15 euro necessari per assistere in piedi, dietro una porta, a Inter-Trentino Team e Inter-Mezzocorona?

Ma no, dài, questi sono solo “piccoli inconvenienti” che nel calcio business di oggi possono capitare se l’organizzazione è gestita da una società di incompetenti. Ciò che invece non doveva, non poteva, succedere perché perfino un milanista avrebbe capito che la folla di uomini, donne e bambini giunti in Trentino riempiendo gli alberghi e finanziando gli esercizi dell’intera Val Rendena, chiedeva una sola cosa a questa vacanza: interagire da vicino coi propri idoli, era impedire il rapporto tra l’Inter e i suoi fans.

E invece è accaduto.

Preavvisato dal pullman privo finestrini esterni che domenica 10 luglio ha condotto la squadra nel bunker dorato dell’hotel Beverly.

Complicato dalle transenne installate su tutte e tre le vie d’accesso all’albergo e guardate a vista dagli steward 24 ore su 24, con tanto di apposito lasciapassare rilasciato ai residenti per raggiungere casa loro!

E reso definitivamente impossibile da quel manipolo di energumeni vestiti di nero e investiti di un potere ben superiore al loro quoziente intellettivo, che scortavano i giocatori in tutti gli spostamenti al fine di impedire ogni contatto col pubblico.

Anche se si trattava di bambini intervenuti al “saluto della squadra ai piccoli tifosi”, due terzi dei quali, dopo aver aspettato invano il loro turno fuori dal teatro di Spiazzo Rendena, sono stati ripagati della loro attesa con un “elegantissimo” paio di lacci da scarpe rossi ricevuti dalle mani di Thiago Motta e Pandev, poco prima di vederli sparire all’interno dei pullmini, tra i fischi dei genitori delusi.

Anche se si trattava di venti persone di numero a caccia di un autografo e di una foto ricordo, pacificamente radunate all’esterno del PalaDolomiti dove si era appena conclusa la conferenza stampa di Ricardo Alvarez e Luc Castaignos.

Anche se si trattava di una coppia in coda da ore per assistere all’allenamento.

No, signora, mi spiace, Lei è l’ultima”.

Ma lui è mio marito!”.

Allora resta fuori pure Lei”.

Anche io ero in fila, proprio dietro di loro. Dopo aver scandito un paio di “Fateci entrare, bastardi fateci entrare!”, era finalmente il mio turno. Ma di fronte a una simile dimostrazione di arroganza, maleducazione e insensibilità da parte chi ha la fortuna (non meritata) di essere pagato per stare vicino ai calciatori, non ci ho più visto. Sono uscito col sangue agli occhi dalla fila riempiendo di parolacce il sedicente addetto alla sicurezza, il quale sfoggiando le sue braccia tatuate grosse come le mie due gambe messe assieme mi invitava a raggiungerlo in serata nella pineta dov’era situato il centro sportivo. Faccia-a-faccia che ovviamente non c’è mai stato, nonostante un altro incontro ravvicinato poche ore dopo mentre stavo uscendo dal mio albergo per andare a cenare, una delle poche libertà ancora concesse ai tifosi. E grazie tante, col “menù interista” venduto a 23 euro dagli stessi ristoranti che probabilmente un anno fa proponevano analoghi “menù juventini”…

Sono tornato a casa con un’idea fissa: spedire una raccomandata in Corso Vittorio Emanuele II n° 9, alla sede del Football Club Internazionale Milano. All’interno la mia tessera del tifoso, accompagnata da una lettera. Giovedì mattina mi sono recato al più vicino ufficio postale e ho inviato il tutto. I concetti espressi sono gli stessi di questo intervento, e ora non dovrò far altro che leggere la firma sulla ricevuta di ritorno per sapere nelle mani di chi è finita la mia protesta. Di sicuro non ho macinato 600 e passa chilometri e speso più di 500 euro per ottenere foto del genere.

Gli scatti che avevo in mente erano piuttosto di questo tipo, ma per procurarseli non dovrebbe essere necessario un pass per la tribuna stampa.

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