E’ RI-SUCCESSO

Nel 2007 era Siena.

Nel 2011 è stata Roma.

Nel 2007 era una Toyota Yaris blu scura con inserti neri: la “InterMobile II”.

Nel 2011 è stata una Fiat Panda azzurra con inserti neri: la “InterMobile III”.

Nel 2007 erano i parenti e gli amici di Anna e Raffaele.

Nel 2011 sono stati gli allievi e gli amici di Pigi e degli sconosciuti romani incontrati per strada coi quali ho scambiato due chiacchiere e il contatto Facebook.

Nel 2007 erano due tiri in un campetto appena fuori città.

Nel 2011 è stato un pomeriggio in spiaggia.

Nel 2007 era una casa all’interno delle mura cittadine.

Nel 2011 è stato l’albergo “Bella Riviera” di Viareggio.

Nel 2007 era una cena preparata tutti insieme offrendo ciascuno il proprio piccolo o grande contributo.

Nel 2011 è stato un memorabile fritto misto consumato in un ristorante sul lungomare.

Nel 2007 ho atteso l’apertura dei cancelli bivaccando in Piazza del Campo.

Nel 2011 sono arrivato allo stadio su un tram strapieno di palermitani che marciava a passo d’uomo mentre i suoi occupanti cercavano di convincermi a cantare i loro cori.

Nel 2007 era Materazzi.

Nel 2011 sono stati Eto’o e Milito.

Nel 2007 era uno scudetto atteso da diciotto anni.

Nel 2011 è stata una Coppa Italia della quale eravamo detentori.

Nel 2007 era una sconosciuta ragazza incrociata per strada durante i festeggiamenti. Indossava una maglia azzurra con scritto sulla schiena: “23 Materazzi”.

Nel 2011 è stata Francesca, per me “Giolly”, che ha visto tutta la partita in piedi di fianco a me. Indossava una maglia bianca numero 17 con scritto sulla schiena: “17 Crimar”.

Nel 2007 era Anna23 con la maglietta di Crespo che le avevo prestato.

Nel 2011 è stata Francesca, con la maglietta da trasferta che mi ha regalato (in ritardo) per il compleanno.

Tutto il resto è stato uguale: l’attesa, la sofferenza, la paura che qualcosa potesse andare storto e che il sogno potesse svanire proprio in vista del traguardo, le emozioni forti, gli sms degli amici, le lacrime di gioia, la tensione che si scioglie quando capisci che è fatta, il viaggio di ritorno con i chilometri che scorrono veloci sotto le ruote mentre la testa è ancora allo stadio. E la foto ricordo, con il tabellone alle spalle a ricordare il risultato finale, e le facce sorridenti e stravolte contemporaneamente.

Non rinnego niente di quell’aprile 2007, che per quattro anni, un mese e sette giorni è rimasto il più bel fine settimana della mia vita. Forse lo è ancora, o forse no. Non lo so, questo non è un confronto. Al massimo un parallelismo, una sorta di dejavù (odio usare termini francesi, ma stavolta non ne ho trovato proprio nessun altro). Ma soprattutto quello è il passato, questo è il presente.


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