INCUBO (PREMONITORE?)

Di solito, quando qualcuno mi augura “Buonanotte e sogni d’oro“, declino gentilmente l’auspicio ribattendo: “Grazie, ma preferirei un bell’incubo“.

Perchè? Semplice, volete mettere la delusione nello svegliarsi felici con le immagini splendide che poco a poco svaniscono dalla memoria, richiamata rapidamente alla realtà? E, al contrario, il senso di autentica liberazione provato quando ci si rende conto che le disavventure vissute nel sonno esistevano solamente nel nostro inconscio?

Saranno state la pizza con la ‘nduja (ooops… forse prima di ordinare avrei dovuto leggere cos’era) e la torta al cioccolato e panna che ho mangiato ieri sera alla festa di compleanno della mia amica Paola, o forse la consapevolezza che tra poche ore il Milan ci scucirà lo scudetto dopo 5 stagioni in cui, pur con qualche vicissitudine, quel simpatico triangolino tricolore simbolo del potere ha campeggiato sulle maglie nerazzurre, illuminando anche quella, bellissima, sfoggiata nell’anno del Centenario, fatto sta che stanotte ho avuto la conferma della mia, per alcuni stravagante, teoria.

Sono le 3 passate quando mi addormento nel mio letto, e poco (o tanto, non saprei) dopo mi ritrovo allo stadio “Meazza”: un’anonima partita di Coppa Italia (forse contro il Lecce, non ricordo), poca tensione e spalti semideserti. Il primo tempo si conclude 1-0, rete di uno Stankovic irriconoscibile, coi capelli lunghissimi e un inedito numero 4 sulla schiena. I miei amici vanno al bar e io li seguo su una rampa esterna, fermandomi a parlare con loro per tutta la durata dell’intervallo. Quando le squadre stanno rientrando in campo faccio per tornare al mio posto, ma uno steward mi ferma: senza accorgermi ho oltrepassato il settore indicato sul biglietto e nel frattempo le inferriate di separazione sono state chiuse.

Neanche a farlo apposta le mie rimostranze si rivelano perfettamente inutili. Non mi resta che scendere e rientrare da uno degli ingressi riservati al mio settore, e così faccio.

Ma l’amara sorpresa è dietro l’angolo, con tanto di beffa: avvicinandomi vedo molti ragazzi che scavalcano il cancello sotto gli occhi degli impassibili addetti alla sicurezza e poliziotti, ma quando mi presento con la tessera in mano spiegando la mia situazione vengo immediatamente respinto perchè lo stesso titolo di accesso non può essere usato più di una volta per la stessa partita. E’ giusto, altrimenti con un solo biglietto o tessera potrebbero entrare dieci persone diverse, ma in questo caso la persona che chiede di entrare è la stessa uscita poco prima. Già, facile a dirsi, ma vaglielo a spiegare a quegli energumeni tipici rappresentanti dell’ “Esegui solo gli ordini, non usi mai il cervello“. A nulla serve esibire la mia tessera nominativa e far notare che foto e nome corrispondono a quelli riportati sulla carta d’identità; le disposizioni sono quelle e non possono certo essere messe in discussione dall’evidenza…

Mentre discuto e mi dispero, cercando in tutti i modi di far valere i miei diritti, la partita va avanti (non so come), finisce. E io sono ancora fuori. Stavo pensando a quanto mi avrebbero dato dello sfigato i miei amici a cui avessi raccontato la vicenda, quando fortunatamente mi sono svegliato e dopo qualche minuto ho realizzato che non era vero niente. E’ stato un autentico sollievo, ma pensandoci meglio si tratta di una situazione talmente assurda che… potrebbe accadere davvero! Soprattutto considerando la mentalità di chi stabilisce le regole. Questo sogno mi ha voluto dare un segnale di stare in guardia; devo pensare in fretta alle contromosse perchè non voglio farmi cogliere impreparato.

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