LA LUNGA ATTESA

Ce l’abbiamo (quasi) fatta. Li abbiamo (quasi) presi.

Niente più partite da recuperare. Niente più tabelle. Niente più bisogno di “aiuti” da parte degli avversari.

Solo noi e loro, e 2 piccoli ma pesantissimi punti a dividerci. Due, come le settimane che mancano al Derby della Madunina. Dodici giorni da vivere col fiato sospeso, il cuore gonfio di speranze e l’adrenalina in costante crescita. Il conto alla rovescia è  cominciato, per tutti: dirigenti, giocatori, tecnici, giornalisti, e soprattutto per noi tifosi nerazzurri, ubriachi di gioia dopo la storica rimonta compiuta martedì scorso in terra tedesca ai danni del Bayern Monaco e l’imprevisto quanto graditissimo accorciamento della classifica realizzatosi nel weekend appena trascorso. Stamattina, primo giorno di prelazione riservata agli abbonati interisti, 45 minuti prima che la banca aprisse, davanti alla filiale c’erano già tre ragazzi in paziente e ordinata attesa: gli unici che hanno avuto il loro biglietto in tasca (o meglio: caricato sulle rispettive tessere del tifoso “Siamo noi”) prima del sottoscritto. Tre persone disposte ad aspettare su un marciapiede l’equivalente di un tempo pur di essere presenti sugli spalti del “Meazza” il giorno dello scontro tra titani. Quello che il Dio del calcio ha stabilito essere il più indicato per il sorpasso, per spegnere le illusioni e la propaganda milanista e per ricacciare i cuginastri (sicuramente acquisiti, nel nostro DNA non c’è nulla che ci accomuna a loro) al posto al quale sono da sempre destinati: dietro la Beneamata, la squadra nobile di Milano, a respirarne i gas di scarico prima di vederla allontanarsi all’orizzonte.

Ci daranno dei ladri? Va bene.

Inventeranno le solite mille scuse dando la colpa a infortuni e squalifiche? Va bene, facciano pure.

Sventoleranno il loro albo d’oro e la loro bacheca sempre meno luccicante e sempre più polverosa? Va bene anche questo, del resto non ci possiamo certo aspettare che riconoscano la nostra superiorità.

Ma tanto a noi non serve la loro considerazione, non sappiamo che farcene. Noi sappiamo chi siamo, cosa valiamo e da cosa nascono realmente i nostri successi, quindi forza ragazzi, nervi saldi e cuori caldi. Quando abbiamo iniziato questa scalata non sapevamo nemmeno dove ci avrebbe portato, ora rimane solo un ultimo gradino.

Giocheremo in trasferta, e saremo pertanto numericamente inferiori, ma adesso più che mai dobbiamo imporre il mio grido di battaglia preferito: Esserci! Crederci!! Vincere!!!

Prima ci ho sperato, poi ho iniziato a crederci sempre di più fino a ieri pomeriggio, e da circa due ore so che ci sarò. Sarebbe un peccato che mancasse proprio la vittoria, ma per quella dobbiamo aspettare ancora 274 ore. Abbiamo messo la freccia e occupato la corsia di sinistra. Incrociamo le dita, e andiamoci a riprendere questo scudetto!

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