LE CURVE E LA CURVA

Sono già passate quasi due settimane da quella mattina in cui sono partito con la macchina in direzione Malpensa. Al terminal 1 ho incrociato Cristiano Ruiu di TeleLombardia e un’altra giornalista molto carina di Sky Sport. Attendevamo lo stesso volo proveniente da Doha: loro per intervistare Ronaldinho reduce dall’amichevole persa contro l’Argentina, io per rivedere Francesca dopo 6 mesi dal nostro ultimo incontro.
Ci eravamo promessi di aspettarci e così è stato, ma io non sapevo che effetto mi avrebbe fatto trovarmi di nuovo faccia-a-faccia con la mia ragazza dopo così tanto tempo, finalmente dal vivo e non più attraverso lo schermo di un computer con la voce filtrata dal microfono di un telefono o di una web-cam, ma soprattutto non sapevo come avrebbe reagito lei rientrando in una realtà completamente diversa da quella a cui si era abituata. Facilitarle il riambientamento era compito mio e non importa se appena uscita dal ritiro bagagli, spingendo il carrello porta valigie, mi ha detto che le sembrava di essere davanti a uno sconosciuto. Non importa se in un locale dell’aereoporto, mentre stava mangiando quella pizza tanto agognata, è scoppiata improvvisamente a piangere ripensando ad amici e colleghi coi quali aveva condiviso la sua avventura africana, e ai panorami tropicali conservati nella sua fotocamera ora osservati con nostalgia mentre la temperatura fuori dallo scalo faticava a raggiungere la doppia cifra. Sono bastate poche ore perchè tornasse quella di prima; da qui la nostra storia poteva davvero iniziare!

Nei giorni successivi abbiamo sfruttato ogni occasione per stare insieme, incorrendo anche in qualche contrasto a volte, ma sue caratteristiche straordinarie (e ben poco femminili) sono la volontà e la capacità di affrontare i problemi a viso aperto non appena si presentano, e finora questo ci ha consentito di chiarirci sempre, senza lasciarci dietro nessuna ombra. Lunghe chiacchierate che ci servono per imparare a conoscerci, intervallate dalla realizzazione dei nostri programmi, che stiamo depennando uno dopo l’altro dall’elenco preparato quando eravamo lontani. 

 

 

Una delle voci che non abbiamo ancora messo in pratica è quella che prevede di assistere dallo stadio a una partita dell’Inter. Per la verità ci siamo andati vicini, domenica 21/11 a Verona, ma una volta giunti in città, mentre io sono andato al Bentegodi, lei ha preferito incontrarsi con una sua amica del posto. Già, forse è meglio aspettare che il clima sia più clemente.
Nel frattempo, con o senza la dolce compagnia e nonostante le difficoltà in cui versa la squadra, continua la mia stagione al fianco dei nerazzurri. Ultima tappa casalinga prima della partenza per Dubai dove lanceremo la sfida al mondo per la conquista della Coppa Intercontinentale, è stata Inter-Parma, valida per la quattordicesima giornata di campionato. Ma non è del ritorno alla vittoria che voglio parlare, nè della prima tripletta italiana di Dejan Stankovic, nè del ritorno al gol di Thiago Motta al rientro dall’infortunio, nè della seconda rete consecutiva realizzata dal “Cuchu” Cambiasso dopo quella messa a segno contro gli olandesi del Twente.
No, ciò che mi preme sottolineare è l’assurda, inutile e incomprensibile decisione della tifoseria organizzata interista di lasciare la Curva vuota per cinque minuti durante la partita per protestare contro la decisione di giocare ogni settimana il cosiddetto “lunch-match” alle 12:30. 

 



Personalmente, come orario mi piace: non pregiudica il sonno del weekend e mi permette di tornare a casa in tempo per seguire le altre partite avendo tutto il pomeriggio libero. Se, però, a qualcuno dà fastidio è liberissimo di esprimere il suo dissenso e anche di restare fuori illudendosi di far sentire maggiormente la sua voce, a patto che IO possa esercitare il mio diritto di assistere alla gara dal primo all’ultimo minuto. Tra l’altro, neanche a farlo apposta, proprio nelle fasi iniziali c’è stato il vantaggio del Parma. Caso vuole che il risultato finale sia stato 5-2 per l’Inter, ma se quello fosse stato il gol decisivo (e magari spettacolare) chi mi avrebbe risarcito per essermelo perso? E come?
Fortunatamente, quando ho capito che pochi capi si erano arrogati il diritto di decidere per migliaia di persone a cui non fregava un cazzo delle loro rivendicazioni, sono riuscito grazie alle mie conoscenze a procurarmi in extremis un biglietto omaggio di 1° anello arancio in modo tale da entrare per tempo, ma stavolta la Curva formata da gente che non solo antepone i suoi interessi al sostegno dei nostri colori, ma pretende pure che tutti accettino questi atteggiamenti masochistici, mi ha davvero deluso. Non so se l’anno prossimo ci tornerò.

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