DI’ “LO VOGLIO”… “MA NEANCHE PER IDEA!”


Dopo aver partecipato (da spettatore, fortunatamente) a due matrimoni in meno di quattro mesi, ho maturato una certezza: mai nella vita mi caccerò in un guaio del genere!
Per gli invitati si tratta solo di vestirsi elegantemente, comprare qualche regalo e sorbirsi una messa che in certi passaggi rasenta il grottesco, ma nell’insieme restano i ricordi di una bella giornata trascorsa all’aria aperta in un’atmosfera festosa, mangiando bene e conoscendo gente nuova o rivedendo vecchi amici dopo tanti anni. Ma mettiamoci per un attimo nei panni degli sposi.
Concordare una data in cui la chiesa è libera è il primo passo di questa corsa a ostacoli verso il "sì", poi si tratta di trovare un ristorante disponibile a organizzare il banchetto lo stesso giorno… possibilmente senza cambiare nazione! Fatto questo, è il momento di procurarsi gli abiti da cerimonia, decidere la lista degli invitati, spedire le partecipazioni, aprire la lista nozze, decidere il menù, occuparsi del servizio catering e forse dimentico qualcosa. Ah, sì, giusto: nel caso dei miei amici che si sono sposati ieri, anche arredare la nuova casa, ma almeno questo è un problema che non mi riguarderebbe visto che la mia mi piace così com’è.
E veniamo al grande giorno. Il più sembra fatto, resta solo da gestire l’emozione e sorridere a tutti rischiando una paresi facciale. O almeno così sembrerebbe, se non fosse per un piccolo particolare: la promessa eterna di amore, fedeltà, assistenza "nella buona e nella cattiva sorte"… insomma, un tantino impegnativo per due persone nate libere e che lo sono state fino a pochi minuti prima. Capisco benissimo il desiderio di stare insieme al partner a cui siamo legati da affetto, interessi comuni e carattere simile, ma "ufficializzare" un’unione che non aggiunge niente alla propria vita, ma anzi limita l’indipendenza è una scelta masochistica che proprio non capisco. E per quanto lussuosa e romantica possa essere la luna di miele, dubito che il gioco valga la candela.


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