COME LA PRIMA VOLTA


Ho resistito 14 mesi e 20 giorni, poi sono tornato.
L’ultima volta era stata il 31/5/2009: Inter-Atalanta 4-3 e scudetto festeggiato nel migliore dei modi grazie alla doppietta di
Zlatan Ibrahimovic, che dopo una prepotente azione personale fece esplodere lo stadio concludendo in rete con un colpo di tacco impensabile per chiunque altro.
Dopo quella partita, in una sola estate, siamo andati in Cina a giocare la SuperCoppa Italiana, abbiamo svolto il ritiro estivo negli Stati Uniti e svenduto il capocannoniere della serie A.
Decisioni inaccettabili per il mio modo di intendere il calcio, e il conseguente auto-esilio da quella che considero come una seconda casa è stata una scelta dolorosa quanto obbligata. Certo, ci ero passato nel mese di maggio per la visita guidata insieme alla mia Jolly, e per il triangolare benefico giocato dai personaggi televisivi, ma volete mettere l’emozione di vedere giocare la mia squadra nel mio stadio?
Ieri l’ho riprovata ed è stato bellissimo.
Molto diverso rispetto al primo rientro avvenuto a dicembre 2006 dopo la malattia. Allora rappresentava anche un banco di prova per testare la mia salute ritrovata, stavolta no: era solo un riavvicinamento a quei colori che mi porterò sempre dentro perchè fanno parte di me, in una competizione che mi sta particolarmente a cuore, contro una rivale storica che odio profondamente a livello non solo calcistico. Mi è spiaciuto non riassaporare l’atmosfera della Curva Nord, ma ho preferito seguire Raffaele fino al terzo anello verde. Lui, napoletano purosangue che mi è rimasto amico nonostante andassi dietro (discretamente, ma tant’è…) alla sua ragazza e col quale è sempre un piacere discutere di un calcio che non c’è più, ma che noi abbiamo vissuto.

Da lassù la visuale era più o meno questa, e le sensazioni mi hanno riportato a quel lontano 5/1/1986, quando un giovane Cristiano entrava per la prima volta alla "Scala del calcio".




Inizialmente
sembrava lontano il terreno di gioco, ho dovuto farci l’abitudine ma mi
sono bastati pochi minuti. Piuttosto mi hanno dato fastidio la rete a
maglie strette e la struttura in metallo e plexiglass montata per le
solite fantomatiche ragioni "di ordine pubblico", ma anche in questo
caso, nel momento in cui le squadre hanno fatto il loro ingresso in
campo è stato come se fra me e i miei beniamini non ci fosse più niente.
Certo qualche domanda uno se la fa, pensando che nel secondo tempo, sul 2-1 per l’Inter, la gara è stata sospesa per 5′ a causa dei fumogeni lanciati in campo dagli ormai frustratissimi burini giallozozzi. Come mai davanti a loro non c’erano le reti di protezione? "Napoletani, voi siete napoletani", cantava la Curva in segno di disprezzo, e io guardavo il mio amico, che napoletano lo è davvero, ma soprattutto è una persona civile. Piccoli nei in una serata perfetta, conclusa con Saverio Zanetti ad alzare l’ennesima Coppa travolto da migliaia di coriandoli nerazzurri, mentre io e Raf, divisi dalla fede calcistica ma uniti da una vera amicizia ci abbracciavamo in segno di vittoria.
La stagione 2010/2011 è ufficialmente iniziata: fra 5 giorni sarò a Montecarlo, dove mi aspetta un altro trofeo da mettere in bacheca, ma prima, oggi pomeriggio, c’è Monza-Pergocrema; la maglietta biancorossa l’ho indossata appena sveglio. E’ vero che sono tornato interista in servizio permanente, ma non posso dimenticare la squadra che mi ha tenuto compagnia durante la mia stagione di "sciopero del tifo".

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