22 MAGGIO 2010

 
Un sabato come tanti altri? No di certo. Nessun tifoso interista potrebbe considerarlo tale, visto che la squadra ha posto la ciliegina sulla torta della sua splendida stagione riportando la Coppa dei Campioni sulla sponda nerazzurra del Naviglio dopo la bellezza di 45 anni. Io però la partitissima, quella per cui in migliaia avevano affrontato interminabili ore di coda alla caccia di un biglietto, non l’ho vista nemmeno in televisione. Otto mesi fa, dopo i pareggi contro Barcellona e Rubin Kazan nel girone di qualificazione, avevo confermato la mia presenza al matrimonio di Raffaele. Quel giorno eravamo insieme al Brianteo a vedere il Monza e mai nella vita avrei pensato che ieri sera sarei stato impegnato su due fronti: da una parte il banchetto e dall’altra la consapevolezza che al Bernabeu stava per essere scritta una nuova pagina di storia del calcio.
Di pomeriggio, quando si è celebrata la funzione in chiesa, il mio pensiero era ancora molto lontano dallo stadio. Sarà perchè era la mia prima partecipazione a una cerimonia nuziale, fatto sta che ho provato una sensazione stranissima nel vedere il mio amico fasciato in quell’abito super-elegante e la moglie con uno strascico lunghissimo che in seguito non avrebbe più saputo dove mettere. Lui era apparentemente tranquillo. Solo una volta ho visto affiorare un’emozione: quando il prete ha ricordato sua mamma, scomparsa circa un anno e mezzo fa. Ricordando quell’unico momento, quando ho saputo che una parte degli invitati sarebbe andata al cimitero, ho deciso che avrei fatto lo stesso. Sono passato prima dal papà di Anna, sperando di vedere una foto che me lo facesse "conoscere" dopo quasi 22 anni da quel triste 15/9/1988, ma non l’ho trovata. Poi, quando ormai sapevo che i parenti di Raffaele avevano terminato la loro visita e non avrei più rischiato di invadere la loro intimità, sono passato a salutare la signora cercando invano di immaginare cosa passava nella testa del figlio in questa tappa fondamentale della sua vita. Proprio mentre stavo venendo via, lui mi ha telefonato per sapere che fine avessi fatto. Era giunta l’ora di andare al ristorante.

D’accordo il mio sciopero del tifo (giunto, forse, all’ultimo atto), ma la finale di Coppa dei Campioni un segno di riconoscimento lo meritava comunque. Così, dopo essermi consultato col festeggiato, ho deciso di presentarmi alla cena indossando un inedito completo formato da pantaloni neri, giacca grigia, e sotto di essa… la maglietta ufficiale dell’Inter! Ed è in questa insolita tenuta che sono stato immortalato nella foto insieme agli sposi. Mi hanno promesso che, appena tornati dal viaggio di nozze, contatteranno il fotografo e me ne faranno avere una copia; non vedo l’ora di mostrarvela, miei affezionati (?) lettori! Da qualche parte ci siete, ne sono sicuro… o almeno spero.
Certo che se l’intenzione era di estraniarmi dalla partita e sapere il risultato solo alla fine della serata, il mio abbigliamento non mi ha certo aiutato a realizzarla. E’ vero che il "silenzio radio" ha retto per tutto il primo tempo, e semmai è curioso che il primo, graditissimo quanto inatteso, messaggio sia stato di Eva che mi chiedeva se fossi a Madrid, ma è inutile spegnere il telefonino quando al piano di sotto c’è una tv da 42" accesa e seduti al mio stesso tavolo una ragazza interista che ha fatto di tutto per convincermi a scendere, nonchè un rarissimo esemplare di juventino sportivo (peccato solo che non apprezzi Materazzi, "l’unico per cui ero tentato di tifare Bayern") collegato via cellulare con www.gazzetta.it. Meno male che almeno le notizie in arrivo erano buone! Al contrario della "bufala" riportatami dopo 3 minuti di gioco, che voleva i tedeschi in vantaggio.
La serata è stata lunghissima: abbiamo finito di mangiare alla una meno un quarto, ma tutto è filato perfettamente sotto ogni punto di vista, dalla cena ottima ma non pesante alla compagnia gradevole. Era questo che temevo in particolare, di sentirmi a disagio in un’occasione "ufficiale" in mezzo a tanta gente mai vista prima. Poteva esserci un’atmosfera troppo formale, di quelle che proprio non mi si addicono. Niente di tutto ciò, anzi! Raffaele e sua moglie, al di là degli abiti stravaganti, sono stati naturali come al solito nonostante il rischio di una paresi facciale a forza di sorridere davanti all’obbiettivo, e per quanto riguarda quella sessantina di "sconosciuti" con cui ho condiviso la mia prima serata da Campione d’Europa, mi è sembrato di conoscerli da sempre! Ho perfino reclamizzato i miei libri, e visto che uno degli invitati è amico personale di un giornalista della Gazzetta… chissà che non ci scappi anche un po’ di pubblicità?

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