DRAQUILA

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Da venerdì mi trovo a Siena, dove sono venuto per assistere all’ultima decisiva giornata di campionato. Fra poche ore sapremo il nome della squadra Campione d’Italia 2009/10. Dopo due giorni consecutivi di pioggia, ieri sera avevo voglia di stare all’asciutto ma senza rintanarmi nella mia stanza subito dopo cena.
Non sono un fanatico del cinema (anzi, non ci vado quasi mai), ma per l’occasione ho deciso di seguire il consiglio di Silvia: "E’ un film di denuncia. Non so se è il tuo genere, ma sempre meglio delle solite storie d’amore". In realtà più che di un film si tratta di un documentario, realizzato con immagini e testimonianze raccolte "sul campo", fra i cittadini dell’Aquila sopravvissuti al devastante terremoto del 6 aprile 2009.
Seguendolo con attenzione lo spettatore ne ricava un’impressione ben diversa da quella trasmessa dalla televisione di regime, infarcita di propaganda e presunti "miracoli" edilizi compiuti da un Silvio Berlusconi nei panni di salvatore della Patria.
Al di là delle implicazioni politiche basate su appalti gonfiati e amici (e soprattutto "amiche"!) nominati come per magia ministri da un giorno all’altro, l’aspetto sconvolgente è notare come una mite popolazione, già duramente provata da una catastrofe naturale annunciata (e i cui segnali premonitori sono stati volutamente ignorati per meri interessi personali) è stata estromessa dalle proprie case, allontanata dalla propria città e soprattutto espropriata della propria libertà personale e di espressione. Obbligati ad alloggiare nelle tendopoli, minacciati dalle forze del (dis)ordine nel caso tentassero di "evadere", foss’anche solo per mettere qualche lattina in fresco nel fiume, messi a tacere quando, resisi conto di essere stati presi per il culo e usati come cavie per ottenere consensi elettorali, agli aquilani è stato di fatto impedito di far sapere al resto del mondo come stavano realmente le cose.
Gli striscioni di protesta venivano strappati, le riprese televisive oscurate, i giornalisti accuratamente selezionati. Alle conferenze stampa erano ammessi solo i leccaculo, per essere sicuri di non dover rispondere a domande imbarazzanti. Ad un certo punto della proiezione ho perfino pensato che da un momento all’altro avrebbe fatto irruzione la polizia per schedare e arrestare tutti noi che avevamo osato scegliere  di passare così il nostro sabato sera.
Per quanto incredibili in un Paese democratico, le vicende raccontate in questo film mi hanno confermato un’idea maturata negli ultimi anni passati a difendermi dalla repressione perpetrata nei confronti degli Ultras. La stessa alterazione deliberata della realtà ("i tifosi sono violenti", esattamente come "la ricostruzione dell’Aquila procede secondo i programmi"); la stessa prepotenza nel negare i più elementari diritti costituzionali (la tifoseria ospite viene sequestrata per ore all’interno dello stadio per gli stessi fantomatici motivi di "ordine pubblico" per i quali gli ospiti delle tendopoli non possono varcare i confini delle stesse); lo stesso disgustoso abuso di potere che da una parte porta ad impedire a un libero cittadino con la passione per lo sport di seguire la propria squadra e dall’altra obbliga un terremotato ad evacuare la propria città e lo spedisce a decine di chilometri di distanza, lontano dalla sua vita e dal suo lavoro sotto la minaccia, qualora facesse resistenza, di tagliare la corrente elettrica o il riscaldamento.
La violazione sistematica della Costituzione non costituisce certo un problema e viene abilmente aggirata con l’emanazione di leggi speciali studiate ad hoc (tipo quella che raddoppia i costi da sostenere per i ricorsi al Tar contro il presidente – scritto volutamente in minuscolo, vista la bassezza della persona – del Consiglio). Accade così che le diffide triennali nei confronti dei tifosi "colpevoli" di aver difeso i propri amici esponendo uno striscione in dialetto lombardo entrino in vigore a prescindere dall’esito di un processo che si terrà quando esse saranno abbondantemente scadute. E, analogamente, accade che i "grandi eventi" organizzati sotto l’egida esclusiva della Protezione Civile si moltiplichino in maniera esponenziale così da creare sempre più occasioni per arricchire i soliti pochi eletti attingendo a piene mani dal denaro pubblico.
L’importante è che il marcio non si venga mai a sapere, e in questo dobbiamo riconoscere a Berlusconi di essere indiscutibilmente il numero 1. Nessuno come lui è bravo a inventare dei mondi paralleli in cui sembra di vivere nel "Mulino Bianco", dove è tutto è bello e tutti sono felici. Non dimentichiamoci che il Milan è "la squadra più titolata del mondo", e fa niente se anche quest’anno terminerà la stagione con zero titoli…

ONORE AL CORAGGIO DI SABINA GUZZANTI!
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