TUTTO O NIENTE


Siamo alla resa dei conti, fra poco meno di un mese tireremo le somme. Nella bacheca di corso Vittorio Emanuele ci sono 3 spazi vuoti che tutti sperano di riempire con altrettanti luccicanti trofei.
A inizio stagione mi sono chiaramente dissociato dalle scelte societarie auto-esiliandomi lontano dalla mia squadra del cuore e non rinnego certo questa scelta. Non sono il tipo da salire sul carro dei vincitori, ma siccome il primo amore non si scorda mai ho voluto pubblicare 3 fotografie che nelle mie intenzioni dovrebbero fungere da buon auspicio per la realizzazione dell’impresa chiamata "Grande Slam", termine prestato dal tennis che nel calcio indica la conquista del campionato, della Coppa nazionale e di una Coppa europea. Sì, in questo preciso ordine, perchè se dovessi scegliere cosa preferirei vincere non avrei dubbi.
Lo scudetto è la vera e unica cartina di tornasole della forza di una squadra, chiamata ad affrontare una estenuante corsa a tappe lunga 9 mesi e 38 giornate, al termine della quale i veri valori emergono senza lasciare spazio a dubbi e recriminazioni. Non solo, ma il quarto titolo di Campioni d’Italia consecutivo darebbe una spinta notevole alla vendita del mio libro.
La Coppa Italia è da sempre un mio pallino. La stragrande maggioranza degli appassionati la snobba, alcuni la considerano addirittura un "fastidio" da cui liberarsi al più presto. Io invece amo la coccarda tricolore, quando la vedo cucita sulle maglie nerazzurre mi sembra più brillante del solito, a maggior ragione se accoppiata allo scudetto! E poi c’è quella data: il 5 maggio… e quello stadio: l’Olimpico di Roma. Otto anni orsono i nostri sogni di gloria si sono spenti proprio lì. Ora il calendario ci offre un’imperdibile occasione per esorcizzare i fantasmi e cancellare definitivamente i cattivi ricordi di quel pomeriggio. Non possiamo assolutamente sprecarla. Io ci credo, e infatti ieri ho dedicato l’intero pomeriggio all’organizzazione della trasferta. Inutile dire che l’acquisto del biglietto è stata la solita battaglia. Ormai ci sono abituato, ma so anche che quando Cristiano decide di andare allo stadio, Cristiano c’è!
Checchè ne dica Mourinho, per l’ambiente interista la Champions League è da almeno 3 anni un’ossessione ai limiti del patologico. Nessuno discute il prestigio e il grande impatto mediatico-economico che racchiude in sè la "Coppa dalle grandi orecchie", ma siccome a me piace lo sport e non il business non mi strapperei certo i capelli in caso di eliminazione. I miei avversari, quelli che vengono a festeggiare le vittorie sotto casa mia con i clacson spiegati e le bandiere al vento, quelli che sparano cazzate assurde in televisione e sui giornali, non sono catalani, tedeschi o inglesi, bensì juventini, romani e milanisti. Sono loro, e solo loro, che voglio vedere umiliati e rosicanti a vita. Oltretutto, mentre Javier Zanetti e compagni giocheranno l’eventuale finale, io mi starò gustando il banchetto di nozze di un mio carissimo amico, quindi non potrò vederla in ogni caso. E allora: che vinca il migliore.

Abbiamo detto che i tifosi nerazzurri sognano il Grande Slam, traguardo storico mai raggiunto da nessuna squadra italiana, ma dobbiamo tenere i piedi per terra e ricordare che lo spettro degli "zero titoli" è tutt’altro che scongiurato. Due punti di margine sulla seconda in classifica ci avvantaggiano ma non bastano a metterci al sicuro; la Coppa Italia ce la giocheremo di fatto in trasferta visto che stranamente da quando è stata stabilita Roma come sede fissa dell’atto conclusivo c’è sempre stata in campo una squadra della Capitale, con giallorossi e biancocelesti ad alzare a turno il trofeo nelle ultime due stagioni; e la Coppa dei Campioni equivale al lancio in aria di una monetina. Giunti a questo punto le squadre rimaste si equivalgono tutte, vincere o perdere è questione di dettagli.
L’estate scorsa abbiamo sostituito CINQUE UNDICESIMI della formazione Campione d’Italia, sfidando apertamente la massima antica quanto il calcio secondo la quale "squadra che vince non si cambia". Ora le vie di mezzo non esistono più: se riusciremo a conquistare almeno due trofei potremo dire di aver migliorato un gruppo ai limiti della perfezione (e in questo caso dovrò a malincuore riconoscere di essermi sbagliato). Ma se disgraziatamente questa condizione non dovesse verificarsi, se anche vincessimo "solo" lo scudetto, che non mi si venga a raccontare la barzelletta secondo cui "siamo stati finalmente competitivi in Europa". Alla fine conta solo l’albo d’oro, e non me ne frega niente di mettere paura al Barcellona se questo comporta un dispendio di energie psico-fisiche quantificabili al momento in 5 punti in meno rispetto allo scorso campionato.

Il destino è nelle nostre mani, ma dobbiamo giocarci al meglio tutte le carte. Certo l’ideale sarebbe pescare un jolly, ma quello solo io ce l’ho…

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