GALEOTTO FU PIGI…


Due giorni fa ero a casa di Pigi e ad un certo punto mi ha chiesto se avevo voglia di ascoltare l’inizio del suo primo romanzo. Per quanto sia ancora largamente incompleto, promette molto bene.
Teoricamente il mio compito sarebbe stato individuare i passaggi più interessanti e quelli poco chiari, ma proseguendo nella lettura del testo mi sono trovato più volte a riflettere, confrontando le vicende del protagonista con la mia vita.
Alfredo viveva in un periodo particolare della storia d’Italia, con un clima sociale molto teso e difficile da immaginare per chi come me i cosiddetti "anni di piombo" li ha conosciuti solo attraverso i mezzi di comunicazione. Seppure per altre ragioni, anche lui ha perduto a causa di circostanze sfortunate il suo primo amore, senza potersi opporre e senza nemmeno sapere perchè. Per via di un’immagine stereotipata, da tutti accettata troppo frettolosamente, ormai era stato irrimediabilmente giudicato diverso da quella che era la sua natura. Anche lui. Vittima come me di persone che si sono fatte un’idea, rifiutandosi poi di metterla in discussione alla ricerca della verità. Alfredo, però, ha sempre saputo rialzarsi, passando anche dei momenti belli, di quelli che ti cambiano la vita accellerando lo scorrere del tempo come se un anno ne valesse dieci. Sulla sua strada ha trovato persone che gli hanno manifestato il loro affetto e la loro ammirazione; ha scoperto "per caso" di avere una fidanzata, fino a quando non lo è diventata davvero. E con questa ragazza ha condiviso esperienze speciali, capendo giorno dopo giorno quanto i loro cuori fossero sempre vicini anche quando i loro corpi erano lontani.

Se penso ai numeri che sto facendo per recuperare determinati rapporti e rimediare ai miei errori, mi sembra incredibile come Pigi sia riuscito a intrecciare una simile sequenza di eventi, facendoli apparire assolutamente naturali. Avrei voglia di raccontare queste cose alle dirette interessate, ma temo che non capirebbero e penserebbero ad un ennesimo tentativo di forzare la situazione.

E allora mi chiedo: non è che farei meglio a restare per un po’ a bocce ferme in attesa che il destino si ricordi di rivolgere il suo sguardo benevolo su di me?

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