IL PALLONE E’ IMPAZZITO…

 

"… troppo
gonfio, si
è scucito, basta poco e scoppierà
".


Così recita la
sigla dei
programmi sportivi in onda su TeleLombardia, e giunti a questo punto non
possiamo che riconoscere l’amara verità.



Nelle ultime due settimane la Roma è uscita dalla Coppa Uefa eliminata dal Panathinaikos; la
Fiorentina ha subito identica sorte in Champions League per mano del Bayern
Monaco (già giustiziere della Juventus nella fase a gironi); e il Milan, spinto
dalla propaganda servile a credersi “la squadra dell’amore… la più bella…
e  più titolata del mondo”, è stato
umiliato all’Old Trafford di Manchester abbandonando definitivamente i sogni di
gloria europea.
Di Lazio e Genoa
si erano già perse le tracce nei gironcini di Coppa
Uefa, e così il compito di rappresentare la federazione Campione del Mondo
ricade interamente sulle spalle dell’Inter, chiamata fra cinque giorni a
difendere sul campo del Chelsea il prezioso 2-1 ottenuto all’andata, e alla
Juventus che si giocherà l’accesso ai quarti di finale di Coppa Uefa contro gli
inglesi del Fulham. Se anche l’invincibile corazzata nerazzurra e l’armata
Brancaleone bianconera dovessero fallire, dalla stagione 2011/2012 le squadre
italiane iscritte alla Champions League non sarebbero più 4, bensì 3.
Un vero disastro dal punto di vista economico, secondo gli esperti.

E la Nazionale? Già, perché fra meno di cento giorni iniziano i
Mondiali.
L’amichevole di settimana scorsa
contro il Camerun ha fornito l’ennesimo allarme
sulla nostra sterilità offensiva, e nonostante Lippi meriti totale fiducia per
quanto ha saputo realizzare quattro anni fa, illudersi di poterci confermare
sul tetto del mondo è un’ipotesi al momento fantascientifica.
L’Under 21 un
tempo era la palestra dei Vialli, Ferri, Pirlo, De Rossi, Gilardino… Gli idoli
di oggi si chiamano Okaka, Ogbonna e Balotelli, africani nati in Italia per
caso e nelle cui vene non scorre una sola goccia di sangue tricolore. Per il
giovane e ribelle attaccante interista si invoca addirittura la convocazione
fra i grandi, come se fosse la nostra unica possibilità di scardinare le difese
avversarie nella spedizione iridata. Sempre in attesa che il
brasilianissimo Amauri acquisisca la cittadinanza italiana…

Noi, che per 4 volte abbiamo
alzato al cielo la Coppa del Mondo, il trofeo più ambito dai calciatori
dell’intero pianeta, per costruire una squadra appena accettabile siamo ridotti
a squallidi giochetti burocratici. In Spagna nascono i Fabregas, i Torres, i
Villa; in Inghilterra i Rooney; in Germania i Klose, i Podolski, gli Schweinsteiger;
in Argentina i Messi e i Tevez; in Francia i Benzema. Senza parlare del sempre floridissimo vivaio
brasiliano. Ma perché in Italia non crescono più talenti degni di tal nome?

Semplice: il calcio italiano è in mano a dilettanti allo
sbaraglio, a livello dirigenziale, organizzativo, mediatico e tecnico.
Ci si lamenta del
poco pubblico ma poi si “spalma” il campionato su 4
giorni per ragioni televisive, si proibiscono le trasferte “per motivi di
ordine pubblico” e si rinviano le partite per impraticabilità degli spalti. Si
straparla di merchandising, stadi multifunzionali, diritti televisivi, come se
alla base dei risultati ci fossero i soldi e non la competenza. Neanche a farlo apposta ho anticipato di qualche ora le solite dichiarazioni trite e ritrite del vicepresidente milanista Galliani, di ritorno dalla batosta di Manchester.
Ma la verità vera è ben altra. I giocatori
citati qualche riga sopra si esibiscono da anni nei più grandi palcoscenici
continentali, sommano centinaia di presenze nelle rispettive massime categorie
e alcune decine in Nazionale. Le loro bacheche sono già piene e alla voce “gol
segnati” la doppia cifra è d’obbligo.
I nostri ragazzi
, viceversa, impegnati perfino oltre la maggiore
età sui campetti spelacchiati delle giovanili, vengono notati dall’occhio lungo
degli osservatori esteri che non si fanno problemi a stanziare centinaia di
migliaia di euro per assicurarseli e farli crescere. Chi non se la sente di
cambiare così radicalmente la propria vita, spende la sua carriera in squadre
di medio livello in attesa della grande occasione.
La storia di Borriello
ricalca per certi versi quella di Luca Toni. Fino a 26 anni era un illustre sconosciuto;
ora è un buon attaccante, con una discreta media realizzativa e un fisico massiccio adatto ai duelli rusticani in area di rigore. Dove sarebbe potuto
arrivare se qualche allenatore coraggioso avesse puntato su di lui? Invece no:
meglio Tomasson e Oliveira…
E mentre
Giovinco e Santon scaldano la panchina
rispettivamente a Diego e Chivu, le emittenti locali e nazionali ci mostrano
inquadrature sempre nuove per aiutarci a scoprire se il calzettone di Tizio era
in fuorigioco oppure se quel capello bianco di Caio lo teneva in posizione
regolare. Ma i veri scoop sono altri: l’allenatore squalificato si è avvicinato
troppo al campo lasciandosi scappare un “Ehi!”, e quell’altro dopo che la
propria squadra ha sbagliato un gol si è permesso addirittura di bestemmiare in
diretta. Ma che esempio diamo ai bambini? E se la parola incriminata fosse
“Diaz”? No, no, ha detto “Zio”. Vabbè, meno male che esiste la prova-tv;
l’eventuale squalifica la deciderà il presidente dell’associazione sordomuti.
Ovviamente dopo aver studiato con attenzione il labiale.

L’11 giugno iniziano i Mondiali. La
parola passerà al campo, e allora non avremo più scuse. O forse sì; Byron
Moreno insegna…

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Sport. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...