IO E “LEI”


Già, "lei", la Coppa del Mondo alzata al cielo dagli Eroi di Berlino la sera del 9 luglio 2006.
Per quasi 4 anni ha girato la penisola e non solo affinchè il popolo italiano potesse ammirarla in tutta la sua splendente bellezza, e più di una volta in mezzo ai tifosi rapiti da quei 5 kg di oro zecchino dal valore inestimabile, ci sono stato anch’io. Bergamo, Milano, Genova, Como, Lugano… ma fra me e lei c’era sempre una maledetta teca di plexiglass a impedirmi di stringerla fra le mani e provare la stessa emozione di capitan Cannavaro e gli altri.
Quando ho letto su "Città Oggi" che il trofeo sarebbe stato ospite d’onore all’inaugurazione del Centro Sportivo "Sandro Pertini" a Vittuone, ho deciso di fare anche quest’ultimo tentativo per cercare di realizzare uno dei miei sogni.
Stamattina sono partito poco prima di mezzogiorno, senza neanche sperarci più di tanto. Al mio arrivo sul posto c’erano non più di una decina di persone fra carabinieri e addetti all’impianto; alcuni si lamentavano perchè avevano dovuto spalare la neve dai campi in vista delle amichevoli pomeridiane. E proprio a causa della neve che ha ghiacciato le piste della Malpensa, l’aereo con a bordo la Coppa aveva subìto un ritardo di due ore e mezza, ma ormai era questione di pochi minuti.

Un’auto della Polizia Locale parcheggia proprio davanti all’ingresso, uno dei passeggeri tiene in mano una valigetta di metallo chiusa con due lucchetti: è lì che si trova il mio oggetto del desiderio!
Mi accodo. Qualche fotografo si posiziona in prima fila e nel frattempo è arrivata anche un po’ di gente del posto che come me ha letto la notizia sui giornali locali. L’uomo della valigetta fa scattare le serrature ed estrae delicatamente il trofeo più ambito del calcio mondiale, poi lo porge al capitano dei Carabinieri che invita al suo fianco l’intera delegazione della sua caserma. Dentro di me penso: "I soliti paraculati…", e la mia sensazione viene rafforzata vedendo che gli stessi ricevono in omaggio anche una spilla della Nazionale.
Al termine di questa "premiazione", mi faccio coraggio e avvicino l’uomo della valigetta, che altri non è che un funzionario della Figc.

"Scusi, siamo qui in 3 gatti e fa freddo… non è che si potrebbe fare una foto tenendo in mano la Coppa?"
Mi aspetto il solito rifiuto diplomatico, e quando mi sento rispondere: "Sì, aspetta solo che finiscono loro, poi uno per uno, ordinatamente, la fate tutti" quasi non credo alle mie orecchie. Ripeto la domanda: "CON LA COPPA IN MANO… DAVVERO?"
Ne ricavo un altro sì, e a questo punto parte la caccia al fotografo che avrà l’onore e l’onere di immortalarmi. In questi casi non è difficile. Il discorso "Io la faccio a te, poi tu la fai a me" è sempre molto convincente.
E la posa? Cosa faccio… la alzo? La bacio? O la tengo solo in mano come se fosse un vaso di fiori? La decisione arriva solo pochi istanti prima dello scatto: il bacio è il più classico e universale gesto d’amore. E allora, bacio sia… click!

Ora che quell’immagine preziosa è al sicuro nel mio computer, c’è un’altra "lei" a cui voglio dedicare le ultime righe di questo intervento. Dopo tutto se non fosse stato per Eva che ci lavora, non sarei mai entrato in contatto con "Città Oggi", non avrei mai pubblicato la mia inserzione e di conseguenza non avrei mai saputo dell’esposizione della Coppa del Mondo. Grazie tesoro mio, anche per la compagnia che mi hai tenuto ieri sera in chat.

Dopo il bacio alla Coppa, mi piacerebbe che ce ne fosse un altro: alle sue labbra!

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