MA CHE GENTE CONOSCO?

(26/3/2009, ore 19:53)


Quando mi sono trovato ad affrontare lo strano comportamento
di ANNA, per me è stato uno shock. Mai, prima di allora, avevo pensato a quanto
potesse essere difficile ragionare con la testa degli altri, che per forza di
cose hanno le loro idee e spesso agiscono sulla base di queste. Ciò che non
potevo certo immaginare è che quella esperienza sarebbe stata solo la prima di
una lunga serie.

Non perché abbia sofferto le stesse pene, quello mai più,
l’ho giurato a me stesso!

Semplicemente, facendoci caso, ho potuto constatare che
paure infondate, ipocrisie, compromessi sono molto più diffusi di quanto
pensassi e di quanto sia veramente necessario.
Con
una differenza: Anna è una cara ragazza che mi ha rubato il cuore, e
per la quale sarei disposto a tutto; altri, invece, non meritano la
stessa considerazione.

A partire da GIULIO, che bene o male è l’amico con cui mi
frequento da più tempo: ben undici anni. Lui è un interista sfegatato come me,
benché alcune sue teorie sui “giochi di palazzo” e il potere dei mezzi di
comunicazione siano alquanto strampalate. Ne discutiamo spesso, ma fargli
cambiare idea è impossibile. Un giorno ho avuto una divergenza di opinioni con
un suo amico che lavora a Inter Channel, al quale ho inviato una e-mail
piuttosto dura in cui gli esponevo chiaramente le mie ragioni mettendolo di
fronte ai suoi sbagli. Purtroppo ho avuto la malsana idea di inoltrare a Giulio
questa corrispondenza, e da quel momento lui è terrorizzato dalla possibilità
che il suo “contatto diretto” con la stanza dei bottoni di Appiano Gentile
possa interrompersi a causa mia. E fa niente se con Gabriele mi sono chiarito tornando
in buoni rapporti, dopo tutto si parla di paranoie. Alimentate anche dalla mia
intrusione nella sua posta elettronica, peraltro fruttifera dal momento che ho
scoperto del marcio ben superiore a quello trovato nelle tanto decantate
intercettazioni telefoniche di Moggi & C. Ovviamente a nulla servono le mie
rassicurazioni: Giulio ha paura a inviare e/o ricevere e-mail da me; di cosa
non è dato saperlo. E non finisce qui: per lui avere degli agganci ai piani
alti della società Inter è un’autentica ossessione, ragion per cui non manca
mai di raccomandarmi, qualora ci trovassimo faccia-a-faccia col presidente
Moratti, Branca, o qualsivoglia altro dirigente, di non definirli con l’epiteto
che meglio li descrive, ossia “sfigati”. Ma è una gestione societaria lunga 14
anni che lo dice, non io, e sicuramente nessuna foto, nessun autografo, nessun
complimento potrà mai ripagarmi delle umiliazioni subite: dagli “affari” col
Milan allo scudetto di cartone indebitamente cucito sulle nostre gloriose
maglie, passando attraverso sperperi di denaro e figuracce epocali che ci
avevano fatto diventare la barzelletta d’Italia, ruolo dal quale fortunatamente
ci stiamo rialzando a suon di successi.


Poi c’è VALENTINA, anch’essa tifosissima nerazzurra nonché
caposaldo della Banda Bagaj. Già, la Banda Bagaj… proprio loro, l’Inter Club
vittima dell’aggressione rossonera avvenuta prima del derby giocato lo scorso
15 febbraio. Quando, dall’altra parte dello stadio, ho visto quello che stava
succedendo (senza capirci molto, per la verità), il mio pensiero è
immediatamente corso a lei; speravo che non le succedesse niente, come in
effetti è stato. Nei giorni successivi le ho parlato, volevo starle vicino e
farmi un’idea di come si erano svolti davvero i fatti. Nient’altro. Se non che
ho percepito immediatamente una certa ritrosia a raccontare; inizialmente ho
pensato che si trattasse di un tentativo di rimuovere un evento
comprensibilmente traumatico che era costato gravi conseguenze fisiche ad
alcuni membri del club, ma poi ho capìto che lei non voleva raccontarmi perché
non si fidava di me. Perché? Boh, andateglielo a chiedere!


Mischiando sacro e profano, come non citare il fattaccio che
ha portato al mio allontanamento dal posto di lavoro che occupavo dal 22 aprile
1998? Ho insultato un cliente su questo stesso sito, e allora? Se a qualcuno
mai capiterà di visitarlo e avrà qualcosa da ridire, in teoria dovrebbe
rivolgere le proprie lamentele direttamente al sottoscritto. Al contrario pare
che MIO PAPA’ sia preoccupato di eventuali ripercussioni sull’ “immagine dello
studio”; e allora via, fuori, “O togli da
internet quel testo, oppure non lavorerai più per me
”. E così sia, la
paranoia vince ancora.


E arriviamo all’ultimo episodio, fresco proprio di questi
giorni. Durante la presentazione del mio libro, avvenuta mercoledì scorso a
Brivio (LC), ho conosciuto SABRINA, una ragazza che oltre a lavorare per
un’emittente televisiva via web, in occasione della partite interne dell’Inter
presta servizio come hostess presso la sala Executive dello stadio “Meazza”. Mi
si è avvicinata, mi ha parlato, mi ha chiesto l’amicizia su facebook, e ci
siamo messi d’accordo per incontrarci dopo Inter-Reggina, ché mi avrebbe fatto
accedere all’area riservata. Purtroppo, però, al luogo dell’appuntamento non si
è presentata. A quel punto per me è stato gioco-forza muovermi in un’acqua che
non era la mia: ho cercato di entrare e di fronte ai rifiuti dei “guardiani” ho
spiegato loro di avere un preciso accordo con una persona dello staff. Bene, a
quanto pare qualcosa è andato storto; Sabrina mi è sì venuta incontro, ma con
aria tutt’altro che amichevole: “La
prossima volta che usi il mio nome in questo modo, guai a te
!”. Vabbè – ho
pensato – avrò sbagliato qualcosa, le chiederò scusa. E così ho fatto,
nonostante la spiacevole scoperta di essere stato cancellato dalla sua lista di
contatti. Le ho scritto un messaggio spiegandole dettagliatamente i termini del
malinteso. Rimasto senza risposta. Non ci faccio una malattia, sono
sopravvissuto senza la sala Executive per quasi 33 anni e posso farlo
tranquillamente per altri cento, ma ancora una volta la ragione sta dalla mia
parte.

1)       
Se mi dai un appuntamento, ti presenti.

2)       
Se per qualsiasi ragione sei impossibilitata a farlo, mi
avvisi.

3)       
Se mi dici che puoi farmi entrare è perché hai davvero questo
potere, non solo perché vuoi fare la “sborona”.

4)       
Se in qualche modo, e comunque involontariamente, ti creo dei
problemi e poi ti porgo le mie scuse, sei libera di accettarle o meno, ma come
minimo due righe di risposta me le devi!

Se invece sei solo una figa di legno che ha paura della sua
ombra, beh, in questo caso dovresti prestare più attenzione alle promesse che
fai e a chi le fai.

C’era
anche un altro episodio emblematico che mi sarebbe piaciuto raccontare,
ma il soggetto coinvolto quando ha saputo che intendevo pubblicarlo su
questo blog si è cagato in mano e non mi ha autorizzato. Peccato, lo
rispettavo molto. Ora un po’ meno, ma la correttezza viene prima di
tutto e non mi va di tradire la fiducia di una persona alla quale
nonostante tutto mi lega un debito di riconoscenza.

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