L’ALLENAMENTO

(21/7/2009, ore 23:44)

Stasera stavo tornando a casa, e vista la bella
giornata ho deciso di allungare leggermente il tragitto passando dai
giardinetti di fianco alla chiesa.
Nemmeno io so di preciso cosa mi abbia spinto proprio lì. La speranza di vedere
qualche bella ragazza seduta sola-soletta su una panchina? La nostalgia per
quando in quello stesso campetto giocavo insieme agli amici prima che la mia
carriera venisse prematuramente stroncata da una misteriosa indisposizione? La
voglia di prendere un po’ di fresco, o semplicemente di guardarsi intorno senza
pensare a niente?
Forse un po’ di tutto questo, ma proprio quando avevo deciso di rientrare, mi è
cascato l’occhio su un bambino di circa 7-8 anni che giocava con un pallone,
mostrando anche delle discrete doti tecniche. Ma non era una delle tante
partitelle organizzate così, tanto per fare due tiri e passare un pomeriggio
all’aria aperta. Piazzato fra due alberi che fungevano da porta, c’era un
signore vestito con pantaloni lunghi marroni e camicia azzurra, evidentemente
reduce da una giornata in ufficio. Incuriosito anche dall’insolita tenuta,
decisamente inadatta all’attività sportiva, come dimostrato dall’evidente
chiazza di sudore che si allargava sulla schiena dell’uomo, mi sono avvicinato
facendo finta di niente.
Non mi ci è voluto molto per capire esattamente la situazione: quel papà,
appena tornato dal lavoro,  non stava semplicemente giocando con il
figlio; lo stava letteralmente allenando, con la meticolosità del mister, unita
all’affetto del genitore. Gli lanciava il pallone suggerendogli come stopparlo,
gli dava consigli su come avvicinarsi alla porta, e dopo un tiro sbagliato ha
perfino abbandonato i pali per illustrare da vicino al bambino i movimenti
corretti per concludere a rete in maniera rapida ed efficace. Insegnamenti che,
a quanto ho potuto vedere, sono stati ben recepiti dall’allievo, il quale si è
immediatamente riscattato con un imparabile fendente rasoterra a fil di palo.
L’ultima scena alla quale ho assistito prima di abbandonare il mio punto di
osservazione, è stata la più bella: passaggio del portiere, il bambino stoppa
la palla che gli rimane incollata al piede, si appresta al tiro, ma a causa del
terreno sconnesso ne esce una svirgolata, abbondantemente lontana dallo
specchio della porta. Il papà va a recuperare il pallone, poi si volta e dice:
L’ho visto, ti è rimbalzata male, ma tu sei stato bravissimo. Dammi un cinque,
hai fatto tutto perfettamente
”.

Chissà, magari domani tornerò a vedere la prossima seduta; perché no?

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