LA FELICITA’ ESISTE ANCORA

(21/12/2008, ore 23:27)

Ecco,
era proprio di questo che avevo bisogno: un weekend assolutamente perfetto,
nel senso più completo del termine. Dalla compagnia al risultato della partita,
passando attraverso i viaggi. Perfino gli imprevisti si sono rivelati
piacevoli.
Stavo
affrontando la mia ultima mezza giornata lavorativa, pregustando già il momento
in cui sarei montato in auto diretto in Toscana lasciandomi alle spalle le
scorie e il nervosismo accumulati nei terribili cinque giorni precedenti,
quando Silvia mi ha chiesto di posticipare il mio arrivo a sabato mattina, in
quanto impegnata la sera precedente in un colloquio di lavoro che rischiava di
protrarsi fino a tarda ora. “Va bene”, le ho risposto, anche se mi dispiaceva
rimandare un contatto che per me va ben oltre l’ospitalità in occasione di una
trasferta.
Ma
il mio desiderio di allontanarmi dal tran-tran quotidiano era troppo forte,
troppo impellente. La decisione è stata immediata: sarei partito comunque, ma
non per Siena. Pernottamento a Viareggio nell’albergo del mio amico Andrea
(juventino, ahimè), e il mattino seguente avrei raggiunto la città dove in
serata sarebbe stata impegnata la mia Inter. Detto-fatto, e la prima bella
sorpresa è stata scoprire che la stanza d’albergo era gentilmente offerta in
nome di un’amicizia che a quanto pare supera perfino il senso degli affari.
Grazie Andrea, ma non tanto per i 70 euro che mi hai fatto risparmiare. Mai
come in questo caso è il pensiero quello che conta!
Raggiungere
la frazione Ville di Corsano, dimenticata perfino dal mio fedele navigatore
satellitare, non è stato facile ma devo rendere onore al senso
dell’orientamento della padrona di casa, che ha saputo guidarmi curva dopo
curva fino a sotto la sua porta. Appena entrato ho avuto subito la sensazione
di essere piombato indietro nel tempo di un paio di secoli: una fattoria con
tanto di aia, orto, e allevamento di cinta senese (una varietà di maiali grossi
come pony e capaci di lanciare urla agghiaccianti); scale interne in pietra, e
caldaia a legna. Unico segno dei tempi presenti un computer acceso da cui
fuoriusciva musica di ogni tipo. Un “caos organizzato” secondo la migliore
tradizione degli appartamenti condivisi fra studenti universitari fuori sede,
con l’aggravante che Silvia è rimasta l’unica occupante dal momento che gli
altri tre coinquilini se la sono astutamente svignata per le vacanze di natale,
lasciando dietro di sé i residui della “rosticciata” sottoforma di piatti
incrostati che la mia amica è stata costretta a lavare non foss’altro che per
disporre delle stoviglie in cui servire il pranzo. Ma la sensazione più bella è
il calore e la disponibilità con cui sono stato ricevuto. Era da tanto che una
ragazza non mi trattava come una persona gradita. E pensare che Silvia la vedo
una volta all’anno; segno evidente che a volte quelli che ti conoscono meno in
realtà ti conoscono di più delle persone che frequenti tutti i giorni.
Abbiamo
raccolto le verdure nell’orto, abbiamo cucinato (per la verità ha fatto tutto
lei, io sono stato poco più di un assistente), e all’alba delle 14:40 ci siamo
finalmente seduti a tavola per consumare il nostro pranzo. Squisitissimo
peraltro, complimenti alla cuoca!
Con
la digestione in corso, il freddo della casa rimasta disabitata per due giorni
ha cominciato a farsi sentire, e così ne abbiamo approfittato per raccogliere
un po’ di legna e accendere la caldaia. Ho scoperto così che Silvia è ignifuga:
introduceva i ciocchi a mani nude direttamente nel bruciatore come se stesse
raccogliendo le margherite in un prato!
Fra
una chiacchiera e l’altra si è fatto per me il momento di scendere in città.
Voglio fare un po’ il turista prima di dedicare anima, cuore, muscoli, e
cervello ai Campioni d’Italia a caccia dell’ennesimo trionfo. Silvia non ci
sarà; le spetta il meritato riposo in vista della sua serata di lavoro, ma
prima che io esca mi dà delle dritte sui posti giusti dove fare acquisti. Il
mitico Deni, titolare di una bancarella di prodotti caserecci, quando gli
riferisco chi è la ragazza che mi ospita e che mi ha indirizzato da lui, mi
regala un vasetto di miele e pappa reale. Lo stupore sale, e un pensiero fisso
comincia a farsi strada nella mia testa: sta filando tutto incredibilmente
liscio, speriamo che il risultato della partita non mi rovini il ricordo di
queste giornate!
Che
l’Inter non sia quella delle ultime partite si capisce fin dai primi minuti:
statica, imprecisa, incapace di tenere la palla bassa, e rifornire le punte con
palloni giocabili. Un calcio d’angolo battuto nel mucchio da Balotelli
attraversa tutto lo specchio della porta senese senza che nessuno dei nostri
intervenga per ribadire in rete. Peccato, in una partita del genere le azioni
da palla ferma possono rivelarsi decisive. E infatti poco dopo, su un altro
corner calciato dalla bandierina di sinistra, Maicon irrompe sulla traiettoria
bassa e scaraventa in porta il gol dell’ 1-0. È un vantaggio figlio del cinismo
della grande squadra, ma senza un gioco che lo supporti è destinato a durare
poco. E così, neanche a dirlo, proprio allo scadere della prima frazione, il
bianconero Kharja approfitta di una distrazione collettiva per anticipare
l’intera nostra retroguardia e riportare in parità le sorti dell’incontro.
Subire un gol poco prima dell’intervallo mette a dura prova i nervi dei
giocatori, ma bisogna reagire a tutti i costi. Gli inseguitori devono capire
che, come recita il coro della Curva Nord, la capolista continuerà a volare e
per loro non c’è nessuna possibilità di rimonta.
Purtroppo
quando le squadre rientrano in campo il copione non è variato, e il tiro di
Muntari deviato a fil di palo e la traversa colpita da Ibrahimovic sono
semplici lampi nel buio di una ripresa condotta dai padroni di casa con
insospettata autorità. Niente fa presagire un nostro nuovo vantaggio, ma quando
mancano meno di dieci minuti al triplice fischio, Cordoba tira da fuori area,
Crespo intercetta ma si impappina, mantenendo però sufficiente lucidità per
smarcare di tacco Maicon, che beffa l’uscita del portiere avversario con un
colpo sotto dolce come il miele di Deni. Le fasi finali sono contrassegnate da
grande sofferenza, ma i ragazzi in nerazzurro stringono i denti e al termine
del tempo di recupero possono festeggiare sotto la Curva il titolo effimero ma
beneaugurate di campioni d’inverno.
Esco
dallo stadio sempre più felice, e mi dirigo verso il centro storico per
recuperare la macchina e tornare a casa. Ormai la strada la conosco abbastanza
bene; parcheggio sullo spiazzo davanti alla fattoria, e chiudo le portiere.
Grave errore: non appena la lucetta di cortesia si spegne, le tenebre si
impadroniscono del paesaggio. Sono a pochi metri dalla porta d’ingresso ma non
so come raggiungerla. Inizialmente penso di andare a memoria, ma visti gli
scarsi risultati ben presto decido di affidarmi alla tenue illuminazione
emanata dal display del telefonino. Niente da fare, cammino in mezzo al pantano
senza sapere dove andare, anzi allontanandomi sempre di più dalla mia mèta. Mi
attacco al cellulare come ultima speranza, sperando che Silvia mi dia una mano.
Come se potesse aiutarmi a distanza! E in ogni caso non risponde.
Comprensibile, visto che si trova nel bel mezzo della sua prima sera di lavoro…
ma io come faccio?
Mentre
già mi sto rassegnando all’idea di passare qualche ora all’addiaccio aspettando
il ritorno della mia amica, vedo i fari di un’auto che si avvicinano, la sento
parcheggiare e spegnere il motore. Spiego il mio problema, e l’autista prima mi
illumina il cammino coi fari, poi si offre di accompagnarmi davanti alla porta
di casa. Una doccia calda, e poi nonostante l’euforia dell’ennesima vittoria
inizio a sentirmi assonnato. Vorrei che Silvia quando rientra mi trovasse
sveglio ad aspettarla; sono curiosissimo di vedere come si è vestita (no, non
fa la cubista!). Ma non ce la faccio, l’ultima ora che ricordo di aver visto
erano le 2:45 di notte, e di lei ancora nessuna traccia.
Il
mattino seguente sono io il primo ad aprire gli occhi. Mi alzo subito perché
dobbiamo partire alla volta di Milano, e la vado a svegliare. Ha gli occhi
rossi e assonnati; più tardi mi dirà che in quel momento avrebbe preferito
morire anziché scendere dal letto!
Ci
mette più di un’ora a prepararsi, e così ora che raccattiamo gli altri due
ragazzi che si aggregheranno a noi nel viaggio di ritorno e carichiamo tutti i
bagagli sono le 11:30 passate. I nuovi passeggeri sono tipi simpatici. In
macchina con me ci sono “mio fratello” e le mie due “sorelle”; le quasi 5 ore
di macchina volano letteralmente. Li lascio alla fermata della metropolitana di
Sesto FS; da lì Davide prenderà il treno per Verbania e Romana la linea rossa
in direzione Pagano.
Silvia
invece deve raggiungere i suoi genitori a Vercelli, dice che prenderà un treno.
No, amica mia, sarò io ad accompagnarti. Tu devi viaggiare comoda, e io ho
tutte le intenzioni di prolungare questo straordinario fine settimana il più
possibile. Durante il viaggio rimedio un invito a cena, che poi sarà una specie
di aperitivo a base di panini con l’affettato, frutta e un the coi biscotti, ma
visto che non sono ancora le 19 mi sembra più che giusto. E poi l’importante è
la compagnia: il papà, la mamma, e la nonna di Silvia si dimostrano del tutto
all’altezza.
Ma
siamo tutti stanchi, stavolta è proprio ora di andare. Saluto tutti, e riparto
per tornare a casa. Stavolta in macchina sono da solo, ma ricordo ogni singolo
minuto di questi due giorni. E non me ne frega nemmeno un cazzo che Juventus e
Milan abbiano dominato le rispettive partite, tanto in testa alla classifica ci
siamo sempre noi.

Domani si
riprende a lavorare, e in questi giorni dovrò anche organizzare gli odiosi e
stressanti impegni natalizi. Ma ora sono pronto, le pile sono ben cariche. Mi
sento felice come non mi capitava da chissà quanto.

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