LA DIFFERENZA


(14/1/2009, ore 12:58)

Negli
ultimi anni chi gestisce il calcio sta cercando di trasformare quello che era
uno sport ed un fenomeno di costume, in un’industria. Una gigantesca macchina
di soldi che per produrre sempre più ricchezza pretende sempre più risorse. In
questo senso il male peggiore sono sicuramente le televisioni a pagamento, le
quali, evidentemente convinte che il tifoso segua la sua squadra solo se
impegnata in prima serata, impongono il cosiddetto “spezzatino”, ossia giornate
di campionato e Coppe Europee “spalmate” su più giorni e ad orari diversi. Il
più delle volte senza il necessario preavviso.
Per
non parlare della bistrattatissima Coppa Italia, che spesso vede le squadre
impegnate nel medesimo turno affrontarsi anche a mesi di distanza quando i
rispettivi appuntamenti “più importanti” lo consentono.
Ce
ne sarebbe abbastanza per scatenare una guerra civile contro Sky-fo & C.,
ma vuoi perché il popolo dei tifosi è sì numeroso ma talmente eterogeneo da non
potersi ricondurre ad un unico punto di riferimento in grado di organizzarlo,
vuoi perché gli interessi economici in gioco sono altissimi e i nemici da
combattere molto potenti, sarà ben difficile che il ritorno al passato
auspicato da tutti coloro che amano veramente il calcio e si identificano in
esso, diventi un giorno realtà.
Purtroppo,
però, c’è di peggio: molte persone stanno passando “dall’altra parte” attratte
dalla comodità di poter vedere le partite senza spostarsi dalla propria casa,
godendo di riprese eccezionali da ogni angolazione possibile e immaginabile, e
a prezzi estremamente competitivi (sicuramente più del botteghino). È questo
l’identikit del “tifosello”, per conto mio una bruttissima razza, sempre pronto
a pretendere tutto dalla propria squadra senza dare nulla in cambio, illuso
com’è che sia sufficiente comprare una tessera magnetica pre-pagata per essere
degno dei propri colori. Salvo poi farsi vivo quando la stagione volge al bello
e/o si giocano gli incontri di maggior richiamo e/o si vince qualcosa ed è
quindi il momento di saltare precipitosamente sul carro dei vincitori. A
codesti pseudo-tifosi da salotto va tutto il mio disprezzo, ma dubito che la
cosa possa interessarli. C’è però una differenza che essi non capiranno
mai: l’atmosfera di una partita la vive solo chi si trova sul posto. E
chissenefrega se non si riesce a stabilire con assoluta certezza se un fallo è
avvenuto un millimetro dentro o mezzo centimetro fuori dall’area di rigore, se
il piede di “Tizio” ha colpito prima il pallone o la caviglia di “Sempronio”…
dopo tutto da che calcio è calcio gli arbitri stessi si sono trovati a decidere
sulla base delle loro sensazioni del momento.
Non
è un caso che proprio ieri sera io abbia assistito a Inter-Genoa, gara unica
valida per gli ottavi di finale di Coppa Italia. Una partita apparentemente
insignificante, sia come “importanza” dell’impegno (anche se personalmente
ringrazio di cuore mister Mourinho per aver schierato al contrario di molti
suoi colleghi una formazione molto simile a quella titolare), sia come
pronostico che ci vedeva nettamente favoriti, e oltretutto giocata in
condizioni climatiche quasi proibitive. Vorrei tanto sapere a cosa serve
giocare a calcio alle nove di sera, in pieno gennaio, con la temperatura
prossima agli 0° C, e grandi cumuli di neve ammassati fuori dallo stadio.
Chissà se qualche “genio” della Lega Professionisti avrà prima o poi il buon
gusto di spiegarmelo? Ma va’, figuriamoci… che stupido ingenuo che sono… il TG2
finisce a quell’ora e quindi in quel momento milioni di persone si trovano già
sintonizzate sul canale giusto, pronte a gustarsi la telecronaca dell’incontro
comodamente sedute in poltrona.
E
invece, una volta di più, gli assenti hanno avuto torto! Già, perché la sfida
fra nerazzurri e rossoblù è stata animata da tutti gli ingredienti che rendono
il calcio il gioco più bello e imprevedibile del mondo: una squadra che resta
in 10 dopo venti minuti del primo tempo; l’attaccante più atteso dell’altra che
fallisce il conseguente rigore; un attacco all’arma bianca e un portiere di
riserva in serata di grazia che para anche i moscerini; e finalmente,
all’ennesimo tentativo, la rete che sblocca il risultato. Finita? Neanche per
idea! Gli ospiti, pur in inferiorità numerica, trovano l’eurogol del pareggio
grazie al loro primo tiro in porta; e poi i supplementari; altri miracoli
dell’estremo difensore, che però incappa nell’errore decisivo sul tiro più
innocuo della serata; e per finire il colpo di genio del fuoriclasse assoluto
che con un tunnel beffardo chiude (stavolta sì!) i giochi e scatena l’entusiasmo
dei fedelissimi che, incuranti del gelo e della diretta televisiva, hanno
scelto di stare vicini ai Campioni d’Italia. Naturalmente ero uno di loro, e
pur avendo sofferto per 100’ con la qualificazione in bilico rimettendoci i
soliti dieci anni di vita, sono orgoglioso di poter urlare a pieni polmoni con
la poca voce che mi è rimasta: IO C’ERO!
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