GIORNATE FRENETICHE

(15/10/2009, ore 14:32)

Un pomeriggio libero (beh, quasi, visto
che mentre stavo scrivendo sono dovuto uscire per un paio di semplici
commissioni), non ci posso credere! Mi piacerebbe specificare da quanto
tempo non mi capitava, ma chiederei troppo alla mia memoria.

Una
settimana è un periodo di tempo relativamente breve, ma in questi
ultimi sette giorni sono successe un po’ di cose che meritano
sicuramente di essere raccontate. Le sintetizzo in un unico intervento
sperando di non perdere troppo il filo logico. Prima dovrei trovarlo,
certo, ma vabbè… cominciamo!


Giovedì scorso, dopo circa 15
mesi di contatti sporadici, intensificatisi improvvisamente dopo il suo
recente compleanno e una meticolosa opera di convincimento, sono
finalmente riuscito a rivedere Eva. Abbiamo passato una bella serata, e
questa non è una novità visto che era stato così anche nei nostri due
precedenti appuntamenti, solo che stavolta l’ho preparata e vissuta in
modo diverso. Lei aveva interpretato male alcuni miei discorsi ed è 
per questa ragione che nonostante la reciproca simpatia ci siamo visti
così poco, così ho deciso una volta per tutte di chiarirmi a
quattr’occhi. E se ci sono riuscito devo anche ringraziare la
disponibilità della mia amica ad ascoltarmi senza pregiudizi e
spiegarmi sinceramente il suo punto di vista. Adesso fra noi non ci
sono più punti oscuri, io so che mi trova una compagnia gradevole, e
lei sa che mi piace. Anche se ha recentemente intrecciato una
relazione, a suo dire le mie attenzioni (peraltro assolutamente
innocenti) non la disturbano e a me sta bene così. E’ sorprendente come
Anna, che mi ha frequentato assiduamente per 6 mesi mi consideri un
potenziale violentatore, mentre a Eva sia bastato vedermi tre volte per
capire esattamente chi sono.


Negli ultimi 14 giorni lo spettacolo teatrale "Maria – la moglie di Giuseppe, la mamma di Gesù…"
è andato in scena quattro volte, in tre location e due città diverse,
con una media di circa una cinquantina di spettatori a serata.
Collaborare all’organizzazione; seguire le prove; pubblicizzare
l’evento; trasportare, montare e smontare la scenografia è un impegno
più intenso di quanto si possa pensare, sia in termini di energie sia
soprattutto di tempo, ma i primi guadagni e soprattutto gli applausi
del pubblico sono motivazioni validissime. Bisognerebbe solo evitare
che gli orari e i giorni delle rappresentazioni coincidano con le
partite ufficiali della Nazionale Italiana, altrimenti si rischia l’
"incidente diplomatico" come lo scorso sabato. E sì che mi ero
attrezzato: televisorino portatile a cristalli liquidi e auricolare
nell’orecchio. Insomma, tutto il necessario per seguire la decisiva
Irlanda-Italia dietro le quinte, senza dover rinunciare al mio ruolo di
soldato romano intento a crocifiggere il malcapitato messia. Se non
che, quando mancava un quarto d’ora alla fine della partita, col
risultato inchiodato sull’1-1, l’immagine ha cominciato a peggiorare,
l’audio si è abbassato fino a svanire completamente… Nooooo, pile
scariche! E adesso? Fra l’altro il regista mi ha anche chiamato sul
palco presentandomi al pubblico in sala, e io sono uscito senza nemmeno
rendermi conto di dov’ero, intento solo a captare quello che gli ultimi
"vapori" di batteria mi consentivano di sapere. Troppo poco. Così, una
volta che tutti se n’erano andati, ho messaggiato la mia amica Paola
chiedendole di comunicarmi il risultato finale. Poco dopo ho ricevuto
un suo sms che iniziava così: "Gol dell’Irlanda all’ 88°…".
Prima ancora di leggere il seguito avevo già tirato giù tre quarti di
paradiso! Dimenticandomi che mi trovavo nel teatro della parrocchia e a
pochi metri da me c’era il prete che si stava complimentando col resto
del cast… Vabbè, l’importante è che Gilardino abbia realizzato in
extremis la rete che ci ha qualificato matematicamente per i Mondiali
sudafricani, ma spero che la prossima volta Paola inizierà dal
punteggio rimandando gli eventuali commenti a quando le coronarie
saranno tornate al loro posto. Domani andremo in scena ancora a Milano,
sabato si replica a Chiavari, poi pausa tecnica fino a dicembre.


Il
manoscritto del mio libro "Fuori dal coro" è stato inviato in formato
digitale alla tipografia e ieri ho verificato la cianografica preparata
in tempo quasi reale. A questo punto si può dare il via alle rotative e
ciò significa che fra pochi giorni la mia opera vedrà la luce, in tempo
per diventare il best-seller del natale 2009! Nell’ultima pagina ho
anche inserito il mio indirizzo e-mail per dare la possibilità ai
lettori di farmi sapere le loro opinioni; non vedo l’ora di verificare
il gradimento del pubblico! E pensare che sono passati solo poco più di
3 mesi da quando Pigi mi ha proposto quest’avventura.


Il titolo
di questo intervento non è scelto a caso, infatti dopo aver salutato il
personale della tipografia mi sono immediatamente messo in viaggio
verso Parma, dove in serata si sarebbe giocata Italia-Cipro, decima e
ultima gara degli Azzurri valida per il girone 8 di qualificazione ai
Mondiali. Ricordate? Quella il cui biglietto da 11 euro mi è costato
40… Essendo già sicuri di aver passato il turno, memori dell’ottima
prestazione offerta un mese fa contro la Bulgaria, e affrontando un
avversario non certo di primo piano, si preannunciava una serata di
festa tanto che per l’occasione mi sono concesso anche un giro
turistico della città alla ricerca di una bella cartolina da spedire a
Eva, giusto per evitare che si dimentichi di me.

Sfortunatamante fin
dalle prime battute si è capito che lo spumante avremmo dovuto
guadagnarcelo col cuore e il sudore della fronte più che con la
presunta superiorità tecnica. Cipro è andato sorprendentemente in
vantaggio alla prima occasione, e dopo aver chiuso il primo tempo
sull’1-0 ha addirittura raddoppiato in avvio di ripresa. Guidata da un
indomito Gattuso, la reazione azzurra c’è stata e negli ultimi venti
minuti, quando l’intero stadio cominciava (giustamente!) a rumoreggiare
contestando tutto e tutti invocando a pieni polmoni Antonio Cassano
come unico uomo in grado di regalare classe e fantasia alla squadra, è
salito in cattedra Gilardino: colpo di testa nell’angolino basso ad
accorciare le distanze, guizzo in anticipo sul primo palo a deviare un
traversone basso di Quagliarella, e tocco di rapina sulla linea di
porta per il definitivo sorpasso quando già eravamo entrati nel tempo
di recupero. Quanto mi sono divertito a sbeffeggiare il "gufo" Giulio
che già pregustava la disfatta del suo nemico storico Lippi…

Nel
dopo-partita, il commissario tecnico si è lasciato andare ad un
durissimo attacco nei confronti di chi, sullo 0-2, aveva sonoramente
fischiato la squadra invitando i giocatori ad "andare a lavorare". E
cosa si aspettava? Applausi a scena aperta dopo una sconfitta che
sarebbe rimasta negli annali disonorando per chissà quanto il nostro
già malmesso movimento calcistico? "
Questi ragazzi sono Campioni del
Mondo, hanno dimostrato un grande carattere e meritano rispetto…
Dall’ultima partita ho cambiato l’intera squadra titolare perchè il
risultato non mi interessava, visto che eravamo già qualificati e
stasera non contava nulla…
".
Punto primo: al fischio finale di
Italia-Cipro, gli Azzurri già presenti a Germania 2006 erano 5, ovvero
meno di metà formazione, quindi gli altri non possono fregiarsi di un 
titolo iridato a cui non hanno contribuito.

Punto secondo: gli anni
passano e attualmente l’Italia è Campione del Mondo solo sulla carta
(un po’ come il Milan è "la squadra più titolata del mondo"). Da quel
memorabile 9/7/2006 la Nazionale maggiore è uscita da Euro 2008 ai
quarti di finale, l’Under 21 ha fallito due Europei e un’Olimpiade e
attualmente arranca a -9 dal Galles (pur con 2 partite da recuperare),
e l’Under 20 è stata recentemente eliminata dal Mondiale di categoria
per mano della modestissima Ungheria. Insomma, le nostre
rappresentative sono espressione di un movimento in grave crisi, e
continuare a nasconderci dietro l’appellativo "Campioni del Mondo" ci
esporrà solo ad un brusco quanto traumatico risveglio.

Punto terzo:
quando la Nazionale Italiana scende in campo rappresenta la nostra
Patria e i suoi 60 milioni di abitanti. Non esistono partite inutili,
men che meno per chi viaggia e spende soldi per assistere dal vivo allo
spettacolo. Se Lippi ha ritenuto di schierare le seconde linee è
liberissimo di farlo, ma ha comunque il DOVERE di presentare una
formazione in grado di battere Cipro. E non è tanto un problema di
schemi, anzi a tratti si sono visti discreti automatismi, ma a livello
di tecnica le differenze fra titolari e riserve sono a dir poco
evidenti!


Questo accorato commento alla partita dell’Italia è
l’ideale sèguito delle emozioni contrastanti provate sugli spalti:
l’iniziale distacco derivante dall’inconsistenza dell’avversario, la
rabbia quando eravamo in svantaggio, fino alla gioia più incontenibile
dopo il gol del 3-2. Sensazioni già vissute molte volte, ma che temevo
di aver perso irrimediabilmente a causa dei miei problemi personali.
Invece no, sono contento di essere ancora "malato di tifo". Non sono un
uomo diverso, ma un uomo completo.

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