FINE DI UN SOGNO… ANZI, DUE!

(5/3/2009, ore 20:16)

Vorrei
iniziare questo intervento con due paroline all’allenatore dell’Inter
José Mourinho, meglio conosciuto come “Special One.

L’ho
sempre apprezzato fin dal giorno della sua presentazione ufficiale.
Oltre al suo curriculum di vincente, mi sono piaciute la sua
schiettezza, la sua preparazione tecnico-tattica, e quella parlantina
in ottimo italiano che gli ha permesso di rispondere subito per le rime
a quegli pseudo giornalisti che non perdevano occasione di tendergli
dei tranelli. Nei mesi successivi la mia ammirazione è cresciuta in
maniera esponenziale, nonostante alcune scelte difficili da condividere
(una su tutte l’esclusione dai titolari di Marco Materazzi). Certo è
stato aiutato dai brillanti risultati ottenuti, ma che mi hanno colpito
in lui sono stati l’assoluto INTERISMO dimostrato nei confronti di
avversari e stampa malgrado i pochi mesi passati a Milano, e la sua
caparbietà nel volersi giocare una partita per volta. Per vincere
sempre, perché “noi siamo l’Inter, e non dobbiamo rinunciare a nessun traguardo”. Finalmente! Erano decenni che aspettavo di sentire queste parole!

Più
o meno le stesse pronunciate anche ieri pomeriggio, nelle ore
immediatamente precedenti alla semifinale di Coppa Italia contro la
Sampdoria. UNA SETTIMANA prima della partita di  ritorno contro il Manchester United. Già, belle parole… peccato che nella formazione titolare mancassero per scelta tecnica:

       Ibrahimovic;

       Julio Cesar;

       Cambiasso;

       Stankovic;

       Maicon.

 

Il risultato? Eccolo!

 

 

   

 

 

E
così, dopo essermi sciroppato 300 km per subire 3 gol in un tempo, con
5 titolari equamente distribuiti fra panchina e tribuna…
Dopo che
gli sbirri di merda mi hanno rotto i coglioni perchè tenevo accesi gli
abbaglianti su un’autostrada buia, e sotto la pioggia…
Dopo aver praticamente perso ogni speranza di giocare la finale di Coppa Italia…
Dopo una delle trasferte più umilianti della mia vita…

 


solo il ricordo del mio Fiorellino mi dà la forza di sperare in un
domani migliore. Sentire la sua voce sarebbe un’iniezione di nuova
linfa vitale. Stringerla in un abbraccio sarebbe la rinascita che
aspetto da quasi un anno.

Non chiedo niente di più. Non l’ho mai chiesto. Vorrei solo avere un’ultimissima possibilità, per tornare così.

 

 

Ma, forse, alla luce degli ultimi sviluppi, è stato tutto inutile.

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