E SE AVESSE RAGIONE LEI?


(13/8/2009, ore 10:32)


Ho
conosciuto Anna su internet, tramite il forum di Radio MilanInter. È stata la
comune passione per il calcio e i colori nerazzurri a farci incontrare. E
probabilmente anche a dividerci.
Non
mi sembrava vero di avere incontrato una ragazza con cui poter discutere “alla
pari” del mio sport preferito, con lei mi sentivo libero di esprimere anche le
mie idee più estremiste. Sì, lo sapevo che nella sua personale scala di valori,
prima dell’Inter, venivano la famiglia e il lavoro, ma nonostante ciò non ho
mai pensato di attenuare alcuni miei comportamenti: se c’era da insultare
pesantemente un avversario / arbitro / poliziotto lo facevo senza nessun
problema, né ho avuto alcuna remora a telefonarle durante la manifestazione
organizzata dagli Ultras quando è stato ucciso Gabriele Sandri, raccontandole
in tempo reale tutti
i dettagli di quello che stavo vivendo in prima
persona, dall’assalto alla caserma di via Novara, al presidio coi fumogeni
sotto la sede della Rai. Sapevo, pensavo (o forse speravo) che mi potesse
capire, e che conoscendomi accettasse questo lato del mio carattere, pur
essendo lei molto più riflessiva e auto-controllata. 
Non
pensavo di sconvolgerla tanto proponendomi di annunciare una finta bomba nel
seggio dov’era scrutatrice, in modo che potesse svignarsela e partecipare alla
festa-scudetto al termine di Inter-Torino del 27 maggio 2007. Lei non mi ha mai
detto niente, ma dentro di sé stava maturando un’immagine del sottoscritto
assolutamente falsa. 
Sono
passati 15 mesi da quando io e Anna abbiamo litigato, da allora fra noi c’è
sempre stata tensione, soprattutto da parte sua. Non la vedo da 9 mesi, e non
la sento da 2. La sua ultima e-mail era lunga quattro righe e risale a 16
giorni fa.
Fra dieci giorni comincerà il campionato e io non ho ancora rinnovato
l’abbonamento, né ho intenzione di farlo nonostante gli ultimi tre scudetti
vinti consecutivamente e la concreta prospettiva di allungare la serie. Ci sono
tanti aspetti che non condivido nella gestione dell’Inter, e che sono alla base
di questa mia drastica decisione, ma probabilmente in un altro momento avrei
saputo sopportare la cessione del capocannoniere, e perdonare una finale di
SuperCoppa Italiana giocata (e persa) a diecimila chilometri da Milano. Oggi no,
perché col peso che mi porto nel cuore vorrei trovare nel calcio uno spicchio
di serenità. Invece so che le sconfitte sarebbero fonte di ulteriore
sofferenza, senza peraltro che le vittorie siano in grado di colmare la
nostalgia della mia amica perduta. Una foto insieme al mio giocatore preferito
vale zero se a scattarla non è lei, non mi serve un altro scudetto, non me ne
faccio niente di una Coppa Italia, e se vincessimo la Champions League sarebbe
solo una notte di capodanno fuori stagione. Alle prime luci dell’alba la mia
vita sarebbe ancora la stessa, con gli stessi problemi e gli stessi quesiti
irrisolti. Senza Anna mi mancherà sempre qualcosa, perché tutti i trofei del
mondo non valgono un suo abbraccio. L’ho capito solo ora, e forse è troppo
tardi: festeggiare una vittoria leggendo nei suoi occhi la mia stessa felicità
è come toccare il cielo con un dito; farlo con la consapevolezza di essere
considerato un fanatico esaltato indegno della sua amicizia, mi toglierebbe
ogni gusto. Il mio Fiorellino aveva ragione: il calcio può essere un ottimo
argomento di discussione, e un validissimo collante, ma un rapporto non può
fondarsi principalmente su di esso. Io sarei pronto a ricominciare su altre
basi; ora devo solo trovare il modo di farglielo capire. Sperando che mi creda.

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