CORSA AD OSTACOLI

(5/10/2009, ore 21:52)


Tanto per cambiare il periodo non è dei
migliori, i nodi irrisolti si accumulano senza darmi il tempo di
scioglierne uno per volta e anche se a volte gli impegni ravvicinati
distolgono momentaneamente la mia attenzione, arriva sempre un momento
della giornata in cui la tensione si allenta e le seghe mentali tornano
prepotentemente alla ribalta. Ma in questa serata che giunge dopo
cinque giorni vissuti a ritmi frenetici, non ho nè l’intenzione nè
l’ispirazione per lanciarmi in discorsi sui massimi sistemi. Qualcuno,
recentemente, mi ha consigliato di mostrarmi ottimista e sorridere alla
vita e quindi ho deciso che in settimana muoverò alcune pedine sperando
che a quel punto la situazione si faccia un po’ meno intricata.
Da
quando ho abbandonato l’Inter ho quasi dimenticato le emozioni
innescate da una partita di calcio. Sì, d’accordo, il Monza è una
squadretta simpatica, espressione di una provincia giovane e attiva…
ma gioca pur sempre in serie C1 davanti a duemila spettatori per volta,
e oltretutto in uno stadio che meriterebbe ben altri palcoscenici e
pertanto appare sempre più vuoto di quello che è in realtà.
E’
inutile nasconderlo, quelle scariche di adrenalina che ti prendono dopo
un gol quando il boato del pubblico fa tremare le gradinate mi mancano
di brutto, ma non posso impormi di provare delle sensazioni se queste
non nascono spontaneamente. Evidentemente qualcosa è cambiato dentro di
me. Tuttavia continuo a ritenere il calcio una metafora della vita:
gioie e delusioni, sorrisi e lacrime, furbetti e sfigati, insomma una
costante battaglia alla ricerca del successo in cui non può certo
mancare chi cerca in tutti i modi di metterti il bastone fra le ruote.
Ed è in queste occasioni che il "vecchio" Cristiano si ributta nella
mischia, disposto a tutto per difendere i suoi diritti contro tutto e
contro tutti.
Se l’Inter ai miei occhi è diventata l’emblema del
cosiddetto calcio-business ormai privo di ogni identità, la Nazionale
Italiana, seppure lontanissima dai fasti che nel 2006 l’hanno condotta
sul tetto del mondo, riesce ancora a coinvolgermi. La serata di
Italia-Bulgaria, a Torino, lo scorso 9 settembre, è stata bellissima e
non solo per il gioco spettacolare e per il risultato favorevole.
L’atmosfera di festa è stata completata da quella sorta di
"gemellaggio" fra me e il tifoso juventino che occupava il posto alla
mia destra. Abbiamo iniziato a parlare della partita, lui ha capito
immediatamente che venivo da Milano e tifavo Inter, ma per novanta
minuti (e solo per quelli!) siamo stati uniti sotto un’unica bandiera
tricolore.
Fra nove giorni, allo stadio "Tardini" di Parma, un
impianto che mi rievoca dolci ricordi di uno scudetto vinto sotto la
pioggia, avrò la possibilità di vivere un’altra serata al fianco degli
eredi degli Eroi di Berlino, che se tutto va bene timbreranno contro
Cipro la definitiva qualificazione ai Mondiali sudafricani della
prossima estate.

Meno di 150 chilometri mi dividono dalla sede
della partita; potevo forse mancare? Ovviamente no, ma guadagnarsi un
posto sugli spalti è stato tutt’altro che facile e proprio per questo
la soddisfazione di avercela fatta risulta ancora maggiore!

La
prevendita è iniziata tre giorni fa, e così oggi, con il solito patema
che mi assale quando temo di restare senza biglietto, mi sono recato al
più vicino punto vendita autorizzato per procurarmi il prezioso
tagliando. Qui sono cominciati i problemi, infatti nonostante la
rivendita dove mi trovavo fosse stata esplicitamente segnalata da
http://www.ticketone.it, l’addetta allo sportello mi ha comunicato che il
sistema informatico non le consentiva l’emissione di biglietti per
questo evento. Contrariato, ma fiducioso in una rapida e ragionevole
soluzione, contatto il call-center ma la loro risposta mi fa
letteralmente salire il sangue agli occhi: la vendita diretta era
prevista solo per le tribune (naturale, visto che sono le più care…),
mentre le Curve si possono acquistare solo via internet o
telefonicamente e pagandole con carta di credito. Vorrei tanto sapere
dove sta scritto che uno per andare allo stadio debba possedere una
carta di credito!
Protesto fieramente, ma naturalmente le "menti
geniali" che prendono queste decisioni se ne guardano bene dallo
spiegarle al pubblico, lasciando ai poveri operatori telefonici l’onere
di sorbirsi le legittime lamentele dei clienti.
Non mi arrendo.
Trovo un amico disposto a fare da tramite e un’ora e mezza dopo ho la
conferma che la transazione è andata a buon fine… o quasi. Già,
perchè facendo due conti ogni pezzo del mosaico va al suo posto e
finalmente si capiscono le vere ragioni che hanno ispirato questa
cervellotica modalità di vendita. Vediamo…
Il prezzo base di una
Curva è di 11 euro, cifra decisamente popolare. Troppo per i "nostri"
avidi dirigenti calcistici. Ma a tutto c’è rimedio e per "arrotondare"
basta imporre la consegna a domicilio tramite corriere espresso e
tirare un po’ in lungo la telefonata fino a raggiungere un numero
considerevole di scatti. E, oplà, il gioco è fatto! Tirando le somme,
un biglietto del valore di 11 euro ho finito per pagarlo 40,
comprensivi anche della simbolica "commissione" riconosciuta al mio
amico per ringraziarlo del favore.

Che altro aggiungere se non i
"complimenti" a chi si straccia le vesti spergiurando il proprio
impegno per riportare le famiglie allo stadio e favorire il legame con
la Nazionale, salvo poi speculare vigliaccamente sulla passione di chi
ancora ama l’Azzurro?

F.I.G.C. e Ticket One: una coppia veramente affiatata… di LADRI!
Siete
peggio dei BAGARINI, ma i vostri sporchi soldi che estorcete a noi veri
appassionati non vi ripagheranno mai della vostra NULLITA’!

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